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e come ogni “buon libro” mai pubblicato… prefazione.

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Narrare una parte di vita che abbraccia un lasso di  tempo così ampio ha bisogno (forse) di una struttura che ricordi lo scorrere delle parole su di un libro. In effetti, la vita, è poi come un libro che possiamo, fortunatamente, decidere di tenerlo chiuso o aperto, di condividerlo o di trattenerne i segreti.

Richieste le autorizzazioni verbali alla pubblicazione dei nomi (solo i nomi) delle artefici di quello che noi amiamo definire miracolo e dopo il loro “vai!” ecco che…

nasce la prefazione.. che ha pure un titolo! nato forse dal progetto Convivio (kapparis e jgeel, le autrici di quella importantissima,basilare e fondamentale parte del progetto soprannominato “dei senza” , apprezzeranno, spero! ,e a cui aggiungo il mio sentito ringraziamento), ma adesso iniziamo.

 

La vita come una torta.

 

Mi piace immaginare la vita come una torta.
Può essere grande oppure piccola, elaborata o semplice, con canditi o solo di morbida pasta o, ancora, esageratamente trasbordante di panna con farcitura di pesantissime creme.
Divedendola potremmo associare ad ogni fetta una parte della vita.
La torta di Emanuele è particolarmente complessa e una Saint Honoré diverrebbe rancida dalla rabbia nel sapere quanti e quali ingredienti, a volte spaventosi, si siano succeduti nell’impasto della vita del nostro ragazzino (confido nella comprensione del lettore per l’utilizzo del lemma “ragazzino”, visto che il mio revisore supremo accusa attacchi di gastrite perforante ogni qualvolta definisca “bambino” Emanuele)
Nella vita di Emanuele la sezione, o qui la fetta, destinata alla scuola ha un bel peso e non ha lasciato particolari retrogusti di lievitazione incompleta, forse solo qualche punta salata (a volte molto salata) condizionata probabilmente dall’eccesso di fiducia dei mastri pasticceri.
Sta di fatto che, presa la fetta nella sua globalità, non è proprio malaccio come boccone, perlomeno fino a quella parte che abbiamo assaggiato fino ad oggi.

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il pane dei…. senza… ovvero come sopravvivere alle gallette di riso

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Dal giorno della scoperta che per un bel po’ la mia dieta si basava sul “niente” la mia disperazione dai dolci si è spostata verso il pane.

Il mio adorato pane, io che il pane l’ho sempre mangiato anche con il risotto, io che andavo dal panettiere e il tempo di fare la strada e nel sacchetto di carta ne era rimasto la metà di quello comprato…l’unico alimento che a me piace in tutte le forme e in tutte le cotture: dal francesino croccante all’arabo morbido.

Io, che da piccola, mangiavo per merenda  la michetta, preparata dalla nonna, con i quadretti di cioccolato o con la marmellata.

Forse forse era ovvio che dovessi fare questa dieta!?! Lo state pensando anche voi?

Bene, prima mossa compriamo la macchina del pane, è da lì che la mia disperazione è diventata frustrazione!

Non ho mai cucinato prima di ora tantomeno  ho mai fatto il pane con la farina normale, figuriamoci con una farina senza glutine, dove il glutine serve giusto quell’ attimo per tenerlo unito.

Una persona a me cara, mi mandava i video di youtube: “guardalo, deve farsi la pallina nella macchina” e poi mi consigliava: “con il pane devi essere precisa con le misure, se metti un tot di farina devi mettere un tot di acqua, poi puoi calibrare mentre la macchina impasta, se vedi che si sfalda aggiungi un cucchiaio di acqua alla volta, se è troppo appiccicosa la pasta che sta venendo fuori, aggiungi un po’ di farina, è un lavoro di pazienza!”.

Pazienza a me che non ho pazienza nemmeno per aspettare la metro? Precisione io che appendo i quadri tutti storti?

Non si può immaginare lo schifo di pane che ne è uscito per mesi, niente lievitazione, niente cottura e buttavo via, buttavo via la speranza…ma io lo volevo il pane.

Un po’ quando punti un bel morettone, con gli occhi profondi e pensi “quello deve essere mio”, uguale!!!

Ma la svolta di passare alla cottura nel forno me l’ha data il mio moroso, quando preso dalla compassione per i miei capelli in aria delle 11 di sera (che ancora ero lì a litigare con la macchina del pane), si è fatto venire la curiosità di fare il pane.

Quindi, poi per sfida, ci ho provato anche io e uscivano decenti i primi esperimenti, ma la vera rivoluzione è stato il lievito madre (di farina di riso ovviamente). Ho abbandonato il lievito chimico e  ho riprovato a fare esperimenti,  prima con il forno e poi con la macchina del pane e sorpresa delle sorprese: mi viene!

Ragazzi non sarà mai come il pane “vero”, mai…ma non è neanche come mangiare le gallette di riso!

Ingredienti (per una pagnotta da meno di 500g) :
300 g di farina bianca senza glutine (non i preparati per pane, io uso la Mix It della Schar)
150 ml di acqua tiepida
75 g di lievito madre
1 cucchiaio di olio (ma alla fine a me ne vanno di più per ungo sempre la paletta della macchina)
1 cucchiaio di sale (che io mi dimentico sempre di mettere)

Preparazione :
Sciogliere il lievito madre in mezza porzione di acqua e aggiungere poi mezza porzione di farina, io lo faccio con la macchina già in funzione, così si impasta tutto meglio, poi quando mi sembra che sia amalgamato un po’ aggiungo l’altra metà di acqua faccio lavorare ancora un attimo e poi aggiungo l’altra metà di farina e lascio impastare, in teoria poi va aggiunto l’olio (che io immancabilmente metto all’inizio) e poi il sale (che io dimentico sempre di mettere, ma alla fine viene lo stesso).
A questo punto faccio lavorare la macchina, imposto il programma della lavorazione senza cottura.

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Io mi aiuto con un cucchiaio di legno per far assemblare bene tutto l’impasto quando vedo che finalmente si unisce faccio lavorare ancora un po’ la macchina il tempo di far diventare l’impasto il più compatto possibile poi spengo la macchina e finisco di impastare a mano, l’impasto sarà sempre un po’ appiccicoso questo tipo di farina non è facile da impastare per quello uso la macchina, mi toglie metà della fatica.
Quando ho fatto la mia palla, tolgo prima la pala della macchina e ripongo la palla nel cestello, inserendola al posto della pala in modo che con il primo calore il lievito faccia il suo lavoro.

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A questo punto programmo la macchina per la mattina, il lievito di madre deve avere almeno 6h di riposo, cosi avete anche il vantaggio di averlo pronto per la mattina. Scegliete un programma che cuocia per massimo 1h, io uso quello della torta. Questo tipo di farina non si deve cuocere di più.

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Purtroppo questo pane più di due giorni non dura e diventa un po’ gommoso, ma la soddisfazione è tanta!

Pasta alla carbonara…rivisitata

“Dio ha creato tutti gli animali perchè sono utili e quindi servono a qualcosa.”

Questa è l’affermazione della principessa  quando,in un grigissimo giorno di inizio marzo, si accorse che un ratto (e specifico ratto!) stava esalando l’ultimo suo respiro nel bel mezzo di un prato.

Un poco perplesso Le chiesi “Ma dimmi tesoro, dove vedi l’utilità nelle zanzare?”

Sapevo che avrei potuto creare dubbi amletici alla giovine con una simile domanda, ma almeno avrei distolto la sua attenzione dal povero roditore. Purtroppo, noi padri, ben poco conosciamo delle capacità dialettiche e di elaborazione dei nostri pargoli e principesse annesse. Infatti la risposta non fu celere,ma bensì immediata :

“Le zanzare sono parte importante della catena alimentare dei pipistrelli, se non ci fossero le zanzare che mangerebbero?”

Avrei potuto chiedere allora l’utilità della presenza dei pipistrelli nel creato,ma saggiamente intuii che la battaglia sarebbe stata miseramente persa a suon di catene alimentari e diete mediterranee.

Meglio lasciare la penna digitale alla cuoca che di piramidi alimentari è sicuramente più ferrata di me.

 

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Ingredienti: (Dosi per una persona)

25 /30 penne senza glutine (per la marca vedete voi quella che preferite)
1 uovo
1 zucchina piccola
qualche fettina di cipolla
olio Evo quanto basta
sale grosso e sale fino
acqua

Procedimento :

Mettere a bollire l’acqua.In una padella mettere un goccino di olio Evo la cipolla e fare stufare qualche minuto, aggiungere poi la zucchina tagliata a rondelle sottili .

Quando la zucchina sarà cotta mettere da parte tenendola al caldo.

Nella stessa padella fare una frittata con l’uovo che abbiamo sbattuto in precedenza. Cuocere la pasta e nel frattempo prepararsi ad assemblare il piatto.

Arrotolare la frittata e tagliarla a listarelle aggiungerla alla zucchina, mescolare leggermente

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e condire la pasta.

Potete aggiungere ancora un filo di olio Evo e per i più fortunati una spolverata di parmigiano.

 

 

Note :

So benissimo che la ricetta non è delle più originali ma spesso mi trovo a reinventare i piatti sopratutto per soddisfare la vista….per le persone che devono mangiare sempre le stesse cose con una limitata varietà a disposizione anche una leggera modifica può fare la differenza.

Un’idea in più :

Potete usare la classica pancetta invece della zucchina…ma quando avete a che fare con personcine dall’appetito simile allo scriciolo, dovete essere sicuri di fornire con un unico piatto carboidrati (nel qual caso la pasta), proteine (l’uovo) e verdure (zucchina).