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LA SCUOLA DELL’INFANZIA : 3. IL PERIODO DELL’IMPRESSIONITICISMO.

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Le maestre e noi (più la mamma ad onor del vero e mi sento molto colpevole per questa mancanza) avevamo un problemino da risolvere: molti piccoli compagni chiedevano il perché Emanuele non camminasse oppure perché non parlasse.

Hai un bel dire ad un bambino di quattro o di cinque anni:
“…perchè e’ un bambino diversamente abile.”
e il dover poi rispondere al suo:
“cosa vuol dire?”
seguito dal:
“Perché?”
e condito dal suo finale
“Mica ho capito”.

Serviva una strategia che portasse i compagni a bypassare le differenze: la trovarono e funzionò benissimo!
Il piccolo Emanuele passò dal bambino strano al bambino ambito,quasi un Dio o perlomeno bambino molto prossimo all’Olimpo (condizione che il piccolo Emanuele cercò di sfruttare più volte, e non solo a scuola).
Spesso, se non sempre, noi adulti ci arrovelliamo il cervello per poter dare giustificazioni che siano confortanti all’interlocutore.
Se la controparte e’ il mondo bambino si possono assistere a delle parodie al limite dell’umano raziocinio.

Un tris di esempi a seguito per spiegare la diversabilità ad un bambino :

esempio 1 : spiegazione tentata con termini assurdi ed incomprensibili all’adulto (figuriamoci per un’anima pura come quella di un bambino) con riferimenti a tomi medici o di psicologia

esempio 2 : “il Signore l’ha fatto così.” (e poi vuoi che il bambino frequenti il catechismo?)

esempio 3 : “ci sono i bianchi, ci sono i neri e ci sono anche questi bambini sfortunati.” (e non ti dico che reazione!)

La strategia applicata da Paola e Antonella sapeva (e sa) di buono, è semplice, efficace e magari e’ pure scritta nei trattati di pedagogia del mondo intero, ma io non ne conoscevo l’essenza.

“Non sa camminare, ma sa strisciare come un fulmine.”
“Non sa parlare, ma sa leggere.”

Semplicemente un atto positivo ad una domanda che toglie un qualcosa.
Ma non e’ tutto.
Serve una miscellanea che sia il collante tra l’affermazione e la negazione : il crederci.
Se Paola o Antonella si fossero esposte con titubanza o insicurezza al piccolo Sherlock Holmes di turno, quest’ultimo le avrebbe sgamate scoppiando in una risata ( e le risate dei bambini sono proprio sonore oltre che trascinanti).

Lo so caro lettore, anche tu ti sei soffermato all’analisi del periodo più o meno in questo modo:

“Come!? Quattro anni e sapeva leggere?”

Ebbene, a conferma di tutto, e a riprova che la tua titubanza non e’ propria dei bambini, si esplica in questo modo la differenza tra mondo adulto e mondo bambino, con quel dubbio che si instilla nella parte più intima del tuo cervello, del tuo pensare.
Sembra una frase bruttissima e presuntuosa,ma sta di fatto che i bambini non chiedono prove, o al limite ne chiedono solo una (e ripeto una) dimostrazione, mentre l’adulto ne chiede sempre una in più del.. più, una prova di riserva aggiuntiva al fine di calmierare i dubbi e poter credere pur sempre,con sospetto.

Ma torniamo ai bambini,ai compagni di classe e alla scuola intera.
Nel momento in cui si propagò tra i compagni la notizia (credo in termini di nanosecondi) che “l’Ema” sapeva leggere Emanuele passò a piè pari nel periodo definito:

Lo posto settimana prossima eh? Abbi pazienza.

Ciao e spero di sentirmi…riletto. 🙂

 

 

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La scuola dell’infanzia : 1. il primo impasto.

Corso PBLS

 

Parte della vita didattica di nostro figlio si è svolta a stretto contatto con personaggi in abito talare.
 
Scelta?
No!
 
Semplicemente esiste solo questa possibilità nel nostro paese , almeno per quanto riguarda la scuola dell’infanzia.
In quel tempo, Emanuele aveva quattro anni ed era in piena attività riabilitativa, ma mancava qualcosa di vitale e di fondamentale nell’insieme ordinato e scandito della terapia : la socializzazione e l’integrazione con i suoi pari e con relativo resto del mondo.
Emanuele godeva già di una certa notorietà nel contesto del paese, fama alimentata da informazioni (probabilmente) portate dal vento e dai mormorii di alcuni personaggi mai identificati.
 
E’ risaputo,infatti, che nel “paese piccolo” la gente mormora… e molto!… e fu evidente che tali mormorii avessero bussato anche alla porta dell’asilo.
Dopo l’incontro con Suor PJ (grandissima suora, ma nel solo senso dell’energia visto che la sua statura è inversamente proporzionale all’ iperattività di cui ha la dotazione ) si decise che Emanuele avrebbe frequentato le lezioni due giorni la settimana per due ore.
La scelta di una frequenza scolastica così relativamente breve, fu dettata dal fatto che la ranocchietta (Emanuele) non avrebbe retto di più e che, comunque, doveva svolgere anche un poco di terapia.
Il mix vincente di questo periodo bellissimo ?

• una maestra titolare di classe in gambissima ;
• un insegnante di sostegno a cui piace il proprio lavoro ;
• un ambiente a misura di bambino ;
• una fortuna sfacciata.

Fate di conto che negli anni in cui Emanuele frequentò la materna cambiò ben tre insegnanti di sostegno, ma la solfa non variò, ma come mai?
Fu forse stata la presenza costante della maestra Paola nei 3 anni di frequenza?
Oppure lo scambio di informazioni e delle competenze acquisite da Emanuele nell’avvicendamento degli insegnanti di sostegno?
Oppure che Paola, la maestra titolare di classe, e Antonella, Angela e Simone sono nostri carissimi amici (o lo sono divenuti appena conosciuta la ranocchietta) ad avere permesso un così luminoso periodo?
 
Mistero!
 
Crediamo, comunque, che l’Altissimo debba aver dato una bella rimestata all’impasto, forse per farsi perdonare quel poco di svista dell’inizio vita di Emanuele.

e come ogni “buon libro” mai pubblicato… prefazione.

lettera-amore

Narrare una parte di vita che abbraccia un lasso di  tempo così ampio ha bisogno (forse) di una struttura che ricordi lo scorrere delle parole su di un libro. In effetti, la vita, è poi come un libro che possiamo, fortunatamente, decidere di tenerlo chiuso o aperto, di condividerlo o di trattenerne i segreti.

Richieste le autorizzazioni verbali alla pubblicazione dei nomi (solo i nomi) delle artefici di quello che noi amiamo definire miracolo e dopo il loro “vai!” ecco che…

nasce la prefazione.. che ha pure un titolo! nato forse dal progetto Convivio (kapparis e jgeel, le autrici di quella importantissima,basilare e fondamentale parte del progetto soprannominato “dei senza” , apprezzeranno, spero! ,e a cui aggiungo il mio sentito ringraziamento), ma adesso iniziamo.

 

La vita come una torta.

 

Mi piace immaginare la vita come una torta.
Può essere grande oppure piccola, elaborata o semplice, con canditi o solo di morbida pasta o, ancora, esageratamente trasbordante di panna con farcitura di pesantissime creme.
Divedendola potremmo associare ad ogni fetta una parte della vita.
La torta di Emanuele è particolarmente complessa e una Saint Honoré diverrebbe rancida dalla rabbia nel sapere quanti e quali ingredienti, a volte spaventosi, si siano succeduti nell’impasto della vita del nostro ragazzino (confido nella comprensione del lettore per l’utilizzo del lemma “ragazzino”, visto che il mio revisore supremo accusa attacchi di gastrite perforante ogni qualvolta definisca “bambino” Emanuele)
Nella vita di Emanuele la sezione, o qui la fetta, destinata alla scuola ha un bel peso e non ha lasciato particolari retrogusti di lievitazione incompleta, forse solo qualche punta salata (a volte molto salata) condizionata probabilmente dall’eccesso di fiducia dei mastri pasticceri.
Sta di fatto che, presa la fetta nella sua globalità, non è proprio malaccio come boccone, perlomeno fino a quella parte che abbiamo assaggiato fino ad oggi.

La buona scuola : quella promessa, quella temuta e… quella trovata

Buongiorno!

Pensavate di esservi liberati del mio scrivere? … Peccato! Ho fatto una finta!

 

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Sono ancora qui, armato di penna digitale e con una nuova sessione che nascerà in questo sconsiderato, folle (e simpatico) blog.

Verrà creata una nuova sottosezione inserita,come questa presentazione-lancio, nella sezione “quasi mi vien da ridere”  perchè , se non risultasse ancora proprio chiaro, sono convinto che le corde della sensibilità verso la diversabilità possono essere fatte vibrare (anche) con l’ironia e facendo scaturire (ove possibile) un sorriso.

Infatti, per troppo tempo, e tuttora a volte (basta vedere alcuni recenti spot televisivi), si tende a mestificare, drammatizzare la convivenza (sia questa diretta o indiretta) e/o la presenza di un “carrozzato” all’interno di una famiglia.

Certo che la tristezza ogni tanto appare! Ma se combatterla è lecito e sorridere fa bene… dimostrare che una famiglia sa sopravvivere nella normalità… beh! è doveroso!

Da qui, miei cari lettori (tengo a precisare che mi piace immaginare che ve ne siano), ci occuperemo di : scuola. Con una serie di post narreremo la nostra esperienza, nello stile che mi (e ci) contraddistingue, dall’ingresso del piccolo principe alla materna fino ad arrivare all’oggi.

Non faremo nè polemica come non ci arrogheremo il diritto di dire ciò che è giusto, sbagliato o correggibile… questo compito lo lasciamo a Voi, come lasciamo a Voi un pezzo della nostra vita.

A presto.

 

le buone prassi..

danno ottimi risultati. Logico!

 

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Probabilmente qualcuno protrebbe confondere “danno” (verbo) con “danno” (sostantivo), ma in questo caso “danno” è proprio inteso come verbo… e che verbo!

Premessa : ho avuto il piacere , insieme al mio braccio destro (figuratamente nè!… il mio braccio è sempre attaccato alla spalla.. qui mi riferisco ad una persona che è colonna portante della nostra associazione e che,per rispetto alla privacy, debbo mantenerne in riserbo l’identità …ah!…ciao Davide!) di essere accolto in terra sarda un paio di settimane fa presso la sede di abc Sardegna e di conoscere personalmente (prima solo epistolarmente) il cuore pulsante di questa associazione. Proprio in quella sede, insieme ai vertici sardi della associazione x fragile si parlava di : le buone prassi.

Parlare di buone prassi è ,come accennavo ,abbastanza facile. Esiste una logicità talmente banale che sembrerebbe quasi inutile discuterne. Il problema è che questa logicità sembra percepita solo da chi ne parla a livello associativo e ancor più, nel minimalismo, percepita dalle famiglie che vivono il problema ,ma  questo “pensare” (ma soprattutto AGIRE) viene abilmente e diabolicamente deviato da chi dovrebbe legiferare a livello ministeriale.

Che succede quindi? Che abbiamo disparità a livello regionale e non intendo disparità di piccola entità…ma disparità a livello macrospopico… ergo : credo che chi legifera abbia preso il lemma “danno” proprio come se fosse un sostantivo : che tristezza!

ndr : il passaggio da tristezza ad arrabbiatura (il termine più consono è un’altro e molto prossimo ad una ben precisa zona del corpo maschile) da parte delle famiglie che vivono la diversabilità ha un confine molto,ma molto sottile.

..ed è così, che visto la “furba ipoacusia” dei ministeri che occhieggiano verso diminuzioni di pensioni (di invalidità e di accompagnamento)  e aumenti di età pensionabile (volete dire che fu un refuso e l’idea del legislatore fosse inversa? Volete dire che magari, distrattamente, in firma non si accorse di tale refuso?) le associazioni si muovono, ottengono risultati e cercano di far rispettare quel poco che c’è.

Ma esiste un’altro sommerso mondo che si muove e che, pudicamente, schiaffeggia l’incredulità riportando una ventata di ottimismo e di commozione. Non ha avuto bisogno di input particolari e nemmeno di standing ovation di ringraziamenti.. ha agito.

Ha agito pensando che fosse un nulla, pensando che non fosse atto dovuto,ma segno di amicizia.. fermandosi lì.

La verità è che , agli occhi dello scrivente che nulla è, non è stato gesto da poco e tantomeno che il suo significato sia stato banalmente confuso.

Credo che il link del video che proporrò farà sorridere molti,ma confido nell’emozione di altri che sanno cos’è il vivere, il vivere intensamente, che non confondono una canzone con una semplice goliardia, che non confondano il compleanno come una tacca raggiunta nella speranza di apporre la prossima, che conoscano la realtà dell’educazione oltre la soglia di casa e che si chiama senso civile e che si traduce in integrazione in “anch’io esisto”.

Quel che è accaduto in quest’anno scolastico al piccolo principe sa di magico, sa di speranza e oltre alla speranza ha la presunzione di affermare che si, l’integrazione scolastica esiste e parte dal basso. Non parte da istituzioni blasonate e nemmeno da professori altezzosi e increduli.

E’ partita dai compagni di classe che hanno capito e volevano capire, che hanno richiesto le modalità di comunicazione utilizzate, che hanno saputo moderare i toni di voce, che hanno sopportato il caldo per non disturbare un fattore fisiologico. E’ partita da professori umili che hanno creduto, che sono stati capaci di emozionarsi e di ricredersi, che hanno adattato un freddo PEI trasformandolo da semplice programma a lezione di vita.. per i loro alunni, per loro stessi, trasformando questa esperienza in tesoro interiore.

E’ la sinergia costruttiva tra le varie forze in gioco che ha permesso di ottenere un successo in un liceo scientifico delle prealpi varesine.. è stata la caparbietà e la timida sicurezza degli educatori affiancati agli insegnanti curricolari che hanno permesso questo grande passo. Si, un grandissimo passo in avanti.

Nel mare che è, figuratamente, il nostro paese è pur vero che potrebbe apparire poca cosa, ma il mare è costituito da gocce ..e questa goccia pesa quanto un mare.

Perciò, a nome di questa associazione e a nome delle famiglie che vivono la diversabilità gravissima mi onoro di portarvi un grazie ai ragazzi compagni di classe, un grazie ai professori e ai professori di sostegno, un grazie agli educatori.

ed ora il link del video (parte del video…la risoluzione è da cellulare,ma qui importa il significato) :

http://youtu.be/yRI7CDwSRT8

A presto (seguiranno foto)

 

 

 

Driiiiiiiiin, tutti in classe!!!!!!

piedini

Domani, 12 Settembre 2013 in Lombardia ricomincerà la scuola !!!

Gli studenti felici di ritrovare gli amici, si dispereranno per interrogazioni e compiti in classe ; i genitori ricominceranno a fare servizio taxi, ma sapranno almeno per qualche ora dove i loro figlioli  stanno combinando pasticci e i docenti saranno pronti ad affrontare nuove sfide con entusiasmo (per chi lo fa con passione!!!!) .

Per augurare a tutti un ottimo anno scolastico, voglio “rubare” una frase dell’intervista “Prima di tutto il bene degli studenti con disabilità”  (che vi invito a leggere) che Giorgio Genta ha fatto a Dario Ianes , Docente di Pedagogia e Didattica Speciale, fondatore e anima culturale del Centro Studi Erickson.

“…Un alunno con disabilità va a scuola per imparare un sacco di cose, per socializzare bene con i compagni e per ricevere e fare  anche qualche invito alle feste di compleanno… questi sono i fini veri dell’integrazione…” 

BUON INIZIO A TUTTI , FIGLI , GENITORI E DOCENTI!!!!