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Il favoloso mondo di Amelie

amelie

Bel film, non credi? Eppoi ha un suono favoloso nel citarlo… * sospiro*
Sicuramente lo preferisco all’albero degli zoccoli!

Nella mia giovinezza quando, appena maturandi, ci si incontrava al bar (e le serate non erano abbagliate dallo sfregamento su un monitor da 5 pollici) si parlava, si discuteva e si cercava di darsi un tono di profonda conoscenza e preparazione citando i film che scorrazzavano nelle sale cinematografiche.
Uno di questi era proprio l’albero degli zoccoli.
Se non lo conoscevi, ma soprattutto apprezzavi, eri tacciato di ignoranza e incapacità introspettiva e di analisi.
Ero un campione…di ignoranza per quei tempi.
Sarà stato che preferivo “animal house” e il seguente “the blues brothers” ?

Comunque sia, quella pellicola, non mi ha mai detto nulla di così… speciale.

Stamani, una piccola regista, mi chiama al telefono e con voce concitata mi urla : “ Papi, guarda…sono disperata! Ho cercato in ogni angolo remoto della casa e non trovo il carica batterie della mia macchina fotografica, aiutami perché potrei diventare isterica! ”

A parte la citazione “angolo remoto” che già mi scompinquava l’ordine metabolico per la padronanza lessicale di una bimba di 10 anni appena compiuti, mi domandavo quale fosse la motivazione di cotanta urgenza.
Non l’ho chiesto (anche perché non mi fu dato atto di rispondere), ma ricevetti poco dopo quel che segue a questo lungo prologo.

Dovete sapere che esiste una associazione di settore chiamata “coldiretti” e la contrattura nascosta nella dizione la dice lunga : coltivatori diretti.
Bene! Da ora si potrebbe istituire un altro tipo di associazione : la col-indiretti.
La dizione “indiretti” nasce perché , per ottenere il risultato, si sono dovute applicare e strutturare strategie di collaborazione e integrazione.
Per nostra fortuna abbiamo un folletto ad idrocarburi (vedi post precedenti) che ha applicato tali strategie e, per questo specifico caso, in aggiunta, ci siamo dotati anche di un abbonamento a vita per le riparazioni degli aspiratori casalinghi (ma questo è un dettaglio).

Ricordate il caschetto per dipingere a cui era stato scotch-ato sulla sommità un pennello?
E il cono per riempire il barattolo di vetro con il sale colorato?
E se al posto del pennello ci mettessimo un imbuto? Ma non imbuto tradizionale che lo trovi ovunque, ma uno piccolo (il giusto piccolo) il cui ritrovamento è stato paragonabile alla ricerca del sacro graal ? che si ottiene?
Questo!

 

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Aggiungiamoci qualche ingrediente :

 

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Tanta pazienza e emozione (qualcuno commozione) :

 

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qualche acrobatico aiuto:

 

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Poi la semina :

 

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Con susseguente hola da stadio e avere questo :

 

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e anche questo (ma fa sempre parte dei dettagli) :

 

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In questo post esageriamo e ci mettiamo pure un link video (anti scettici) :

 

 

Bhè… che dire ..la citazione di Disney è fondamentale : If you can dream it, you can do it.

 

PS : mi rimane il terrore di quando il coltivatore indiretto dovrà innaffiare l’orto, battezzato “l’orto di Emanuele”.. forse meglio che amplifichi la copertura assicurativa di casa, ma anche questo è pur sempre un dettaglio.

 

Ciao

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L’elevatore a binario di Giorgio Genta

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Non fosse per il sinistro cigolio che emette quando è in funzione, lo definirei un “servitore muto”; il suo vero nome, invece, è elevatore a binario e da un paio d’anni abita il cielo della stanza di Silvia. Ci sovrasta da lassù, a circa tre metri di quota, benevolmente nei giorni in cui è di buon umore, mentre in quelli di “luna storta” attorciglia stizzosamente la cinghia che regge il bilancino con l’imbragatura, costringendo poi l’addetto alla manutenzione minuta – ovvero colui che scrive – ad improbabili acrobazie su una traballante scala e con un ferro da stiro caldissimo in mano, per ripristinare la corretta avvolgibilità della cinghia medesima.
Una persona più avveduta del sottoscritto avrebbe capito subito che la tecnologia supportante l’ausilio in questione non era cosa alla portata di un vecchietto ultrasessantacinquenne, “fornito” però di tutte le problematiche di un ultracentenario di quella zona della Sardegna famosa per la longevità dei suoi abitanti… Di conseguenza si sarebbe astenuta dall’acquistarlo, modificarlo, montarlo e soprattutto dall’utilizzarlo con Silvia.
Il fatto poi che mentre la spericolata “aviatrice”, saldamente (?) avviluppata dall’imbragatura e sospesa a un metro e novanta centimetri di quota, subisca una lenta rotazione in senso opposto a quella terrestre, viene talvolta interpretato dal più benevolo degli osservatori (Milton, cane dalmata di circa cinque anni, animale schizofrenico, paranoico e di leggiadro aspetto, ex trovatello abbandonato nel bosco e, ahimè, poi adottato con la qualifica ufficiale di “cane di Silvia” e come tale più intoccabile di un ambasciatore della Serenissima Repubblica di San Marco presso il Gran Sultano nel XIV secolo), come un efficace contributo alla pluralità dell’informazione, potendo l’“emulatrice del Barone Rosso” spaziare alternativamente – senza nemmeno spostare capo e occhi – dalla TV alla portafinestra con vista su una malpotata siepe di pitosfori, nonché sulla casetta dello stesso Milton.

Per quanto poi riguarda il comando a distanza via cavo dell’elevatore – sanamente concepito per funzionare con il tasto Sali in alto e quello Scendi in basso, per via di una lieve personalizzazione in fase di montaggio – funziona naturalmente all’inverso: schiacciando cioè il tasto Scendi, la “Baronessa Rossa” tenderebbe ad incastrarsi assieme alla sua imbragatura di sollevamento nelle svariate ruote dentate del macchinario, se non venisse salvata ogni volta dai molteplici apparati di sicurezza astutamente collocati dal costruttore.
L’uso dell’imbragatura – di cui già si è detto – non è per altro di facilissima comprensione: essa è dotata infatti di quattro cinghie di ancoraggio doppie, disposte a croce di Sant’Andrea, e ognuna di esse ha tre possibili posizioni d’uso, il che permette – in termini puramente matematici – circa 18.964 possibili combinazioni di ancoraggio al bilancino dell’elevatore: se non siete dotati di buona memoria (io ne sono privo in assoluto), impiegherete circa cinque giorni e sei ore a provarle tutte. Se invece avete buona memoria, basteranno otto secondi a trovare quella idonea al corretto sollevamento.

A proposito poi del suddetto bilancino, in lucido acciaio inox, parzialmente imbottito e illeggiadrito da un’incisione criptica assai simile a quella che si trova all’inizio del secondo capitolo del Corpus Iuris Civilis di Giustiniano, ma che sospetto ne indichi la portata in libbre scozzesi, val la pena rammentare che quella stessa parziale imbottitura lascia bellamente esposte le estremità del gancio con doppia sicurezza, sicurissime appunto, ma di effetto assai doloroso quando vanno a urtare la zona oculare del manovratore, forse distrattosi un attimo per via dell’insistente abbaiare di Milton che reclama il terzo pasto del mattino.
Secondo alcuni, tra l’altro, è stato proprio in questa circostanza che venne creata la famosa frase «Non parlate al conducente» durante le operazioni di sollevamento (con abbaiar di cane parificato al linguaggio umano).
Per tenere quindi occupata una mente malata, si è escogitato un machiavellico supporto che regge il binario di scorrimento dell’elevatore medesimo, sì che la ragazza possa spaziare dal letto al tavolo di fisioterapia, fino alla carrozzina, senza essere toccata da mano umana (il leggendario M.O.S.T.R.O., acronimo che sta per Modulo Onnicomprensivo Sinergico alle Tecniche Riabilitative Olistiche).
Se poi avessi trovato prima la foto pubblicata a corredo di questa pagina, avrei risparmiato a tutti la tortuosa descrizione dell’elevatore. E forse sarebbe stato meglio, vero?

Giorgio Genta

Fonte : Superando

Corpo-azione-comunicazione-linguaggio

logo_abc_rimpicciolito_1102x350.jpg Abc Lombardia è lieta di invitarvi sabato 28 settembre 2013 dalle 9.30 alle 18.00 presso il Centro Diurno Disabili di Via Pisa,14 a Cologno Monzese (MI) al

Seminario introduttivo sulla metodologia Cognitivo Motivazionale Individualizzata (c.m.i.)

per valorizzare la caratteristica attiva del processo di apprendimento

dei bambini diversamente abili.

Il seminario sarà condotto dalla Dott.ssa M.L. Gava, psicologa, esperta in Comunicazione Aumentativa Alternativa, ideatrice dell’approccio c.m.i.

La giornata si rivolge a genitori e operatori del settore (educatori, psicologi, pedagogisti, psicomotricisti,logopedisti);la partecipazione è gratuita, ma è richiesta l’iscrizione , da far pervenire telefonicamente al numero 331/4711415 oppure 02/47719426 o all’indirizzo mail info@abclombarida.it.

Al termine della gironata verrà rilasciato un attestato di partecipazione.
Per maggiori informazioni consultate il sito www.abclombardia.it, troverete il programma completo del corso e tutte le indicazioni per raggiungere la sede.
Vi aspettiamo!

Dai giochi ai fumetti accessibili a tutti

Braille

Un articolo  molto interessante su redattore sociale sembra continuare il post di Abc Lombardia sui giochi accessibili a tutti!!

Il designer danese Philipp Meyer ha creato un fumetto “equally explorable for people with and without eyesight”, accessibile a tutti appunto. Si chiama Life, ha una storia semplice, una persona incontra un’altra persona, si uniscono , nasce un figlio , che cresce, diventa grande e lascia il nido, poi , come la dura vita prevede, prima muore un genitore, poi l’altro e il fumetto finisce. Tutto questo è raccontato seguendo i principi della trascrizione in braille ( sistema di scrittura e lettura a rilievo per non vedenti ed ipovedenti messo a punto dal francese Louis Braille nella prima metà del XIX secolo) e  i personaggi sono rappresentati da cerchi in rilievo.

E’ un bel progetto, speriamo abbia un seguito!!!

Giochi senza frontiere: i giochi accessibili a tutti!!

IMG_0838 Finalmente Abc ,Associazione Bambini Cerebrolesi Lombardia , ha visto realizzarsi il primo dei giochi accessibili a tutti ,  che i bambini della scuola elementare di Sesto San Giovanni e Cologno Monzese hanno ideato all’interno del percorso di progettazione partecipata del progetto Giochi senza frontiere -progetto per facilitare, incrementare e realizzare  progetti  partecipati per gli spazi urbani e naturali destinati ai bambini e agli adolescenti dell’hinterland milanese – Il percorso per il posizionamento del gioco è stato lungo e tortuoso, ma alla fine i bambini hanno visto concretizzarsi il loro gioco, frutto di un anno di lavoro!!!!!

Ai bambini di I e II elementare della scuola “B.Luini” di Sesto San Giovanni è stato chiesto: “Cosa significa gioco accessibile a tutti?” ; dopo un lavoro di confronto , discussione e condivisione di esperienze tra di loro e con gli operatori di Abc Lombardia, hanno risposto : “Un gioco è accesssibile a tutti quando possono giocare tutti i bambini, anche quelli in sedia a rotelle, quelli ciechi, chi ha un braccio rotto o chi parla una lingua diveresa dall’italiano”. E proprio basandosi su questo concetto  hanno ideato il gioco dell’oca: 20 mattonelle di larghezza sufficiente a far salire anche i bambini con la sedia a rotelle, di colori differenti adatto anche ai più piccoli, che ancora non riconoscono i numeri e un pannello riportante le regole in diverse lingue (italiano, inglese, spagnolo, cinese, arabo) e la trascrizione in braille.

Così , dopo una lunga attesa,nel Parco Media Valle Lambro, è stato finalmente posizionato il Gioco dell’oca, che verrà a settembre completato con l’impianto del pannello delle regole relative.

2013-07-03 16.58.10

Un articolo a quattro mani/1

pogona
Eccoci!
Questo e’ un esperimento!
Io da profana cercherò di non fare pasticci usando questa tecnologia a me così poco familiare mentre lui, supervisore attento, cercherà di arginare possibili errori….speriamo in bene….
Dunque il nostro intento sarebbe quello di raccontarvi alcune situazioni tragicomiche di vita familiare con un adolescente di sedici anni full optional (gli optional saranno svelati man mano che leggerete i nostri articoli).


Innanzitutto tendo a precisare che questo articolo, sebbene intitolato “a quattro mani” in realtà è miseramente scritto con due dita ciascuno.
Forse titolo migliore era a “quattro dita” , ma già siamo su un blog che parla di diversabilita’  ci sembrava eccessivo il sottolinearlo.
Differenziando il tipo di scrittura abbiamo anche così svelato il lui e la Lei di chi digita.
Però , memore di cotanta esperienza di coppia meglio invertire i fattori… Prima Lei e poi lui ( fidatevi, sembra un’assurdità’ ma ha un senso (di sopravvivenza) molto preciso, come molto oculato e’ il fatto di scrivere Lei in maiuscolo… Non ve ne eravate accorti?! )

Per questa volta facciamo solo le presentazioni seguiranno poi,nei prossimi articoli, gli aneddoti (e magari qualche foto).
Una famiglia, cinque figli, un gatto, due pesci rossi, una pogona o drago cornuto (non ricordo bene se il secondo nome sia proprio esattamente così) e poi… tanto altro, ma non mi dilungherò in descrizioni dettagliate altrimenti, più che un articolo, sarebbe come leggere un libro!


Lei ancora non lo sa, ma probabilmente diverrà un libro e anche se non avrà una casa editrice (talmente folle) da volerlo pubblicare, sarà condiviso on-line con Voi.
Perché ?
Perché lo scopo di questa serie di articoli è quello di dimostrare, a te lettore, che si può sopravvivere alla diversabilita’ … O meglio si può vivere serenamente e normalmente (anche con l’inversione dei termini funziona uguale).
La presenza di un bimbo con qualche optional non richiesto non è sinonimo di vita votata alla disperazione e allo sconforto. Certo! Qualche difficoltà te la becchi,ma … Ascolta!
Ascolta il cuore e con il cuore, sorridi, combatti… Ogni tanto sfogati (magari piangendo, ma se hai anche altri modi più piacevoli (censura obbligata!) sfruttali!!).
L’incipit è questo : guarda negli occhi del tuo piccolo/a e ascolta il suo sguardo… Perché lui/lei ti sta già parlando.
Non ci riesci? Qualche dritta te la diamo noi… Tranquillo!