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LA SCUOLA DELL’INFANZIA : 2. IL PERIODO NAIF.

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Cosa fosse un PEI non lo sapevo, né lo so perfettamente nemmeno ora.
Sta di fatto che di anacronismi da quando ho conosciuto questa serie di lettere ne ho partoriti molti senza mai dare troppo peso al senso letterale della definizione.

Piano Educativo Individualizzato: suona malissimo! Appare di dover scendere su un campo di battaglia per un personaggio maleducato e poco integrato.

Comunque…

Il piano per Emanuele era semplicissimo : strutturazione della lezione sulle possibilità di interazione del bambino.
Qualcuno potrebbe pensare e dire che succede sempre così, che questo è il PEI… peccato che ci si dimentica di aggiungere (post verifica sul campo) … almeno dovrebbe!

Come si può interagire con un bambino che si muove poco, che non parla, che non cammina, un pochino cecato? Beh!… noi avevamo Antonella e Paola e Vi auguro la stessa fortuna.

Quando Emanuele arrivò alla scuola materna eravamo agli albori della comunicazione e interagiva con il si e con il no utilizzando la direzione dello sguardo verso due cartelli che citavano i due lemmi (poi apriremo, se vi garba, un capitolo a parte su questi fondamenti della scelta).

Aveva dei movimenti residui alle braccia non proprio finissimi, amava ascoltare le fiabe, amava colorare (alla sua maniera) e altrettanto amava le canzoni sugli animali: le lezioni vennero improntate, quindi, sui suoi interessi e sulle sue possibilità, per l’appunto, di interazione.

Fu un periodo molto ‘zoologico’ e divertente: c’era la tartaruga che sfrecciava a testa in giù, la coccinella sul go kart con relative schede, in formato A3, da colorare e fiabe di pettirossi e balene.
Credo che fu anche quello, il periodo, in cui Emanuele elevò a semidio Steve Irwin, per poi passarlo nella sezione dei degni di santificazione nel momento della sua morte avvenuta qualche anno fa, ma fu anche, contestualmente, il periodo della funesta scoperta, per la vita famigliare, della sintonizzazione dei canali televisivi satellitari su: Animal Planet… per ore!

Emanuele più che colorare strisciava i suoi pugnetti sul foglio dopo che un compagno o la maestra li aveva intinti nel colore.
Su sollecitazione dell’insegnante o del compagno, Emanuele, si irrigidiva fino a far scorrere il pugnetto sulla carta: quando la macchia era circoscritta alle sole maniche sapevamo che la facilitazione era della maestra mentre se l’estensione andava fino alle calze sapevamo che l’intervento era di un compagno.
Opere d’arte rallegrarono la nostra casa e mezzi sorrisi, anche perché e’ questo il sorriso di Emanuele (ossia il sorriso della sua parte destra del viso con relativa fossetta di eredità paterna) furono dispensati a go-go.

Fu questo, quindi, il periodo naif di Emanuele in cui i suoi maglioni erano arcobalenizzanti e lui ne era felicissimo.
La mamma?.. Anche! Ma la lavatrice la cambiammo poco dopo.

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La scuola dell’infanzia : 1. il primo impasto.

Corso PBLS

 

Parte della vita didattica di nostro figlio si è svolta a stretto contatto con personaggi in abito talare.
 
Scelta?
No!
 
Semplicemente esiste solo questa possibilità nel nostro paese , almeno per quanto riguarda la scuola dell’infanzia.
In quel tempo, Emanuele aveva quattro anni ed era in piena attività riabilitativa, ma mancava qualcosa di vitale e di fondamentale nell’insieme ordinato e scandito della terapia : la socializzazione e l’integrazione con i suoi pari e con relativo resto del mondo.
Emanuele godeva già di una certa notorietà nel contesto del paese, fama alimentata da informazioni (probabilmente) portate dal vento e dai mormorii di alcuni personaggi mai identificati.
 
E’ risaputo,infatti, che nel “paese piccolo” la gente mormora… e molto!… e fu evidente che tali mormorii avessero bussato anche alla porta dell’asilo.
Dopo l’incontro con Suor PJ (grandissima suora, ma nel solo senso dell’energia visto che la sua statura è inversamente proporzionale all’ iperattività di cui ha la dotazione ) si decise che Emanuele avrebbe frequentato le lezioni due giorni la settimana per due ore.
La scelta di una frequenza scolastica così relativamente breve, fu dettata dal fatto che la ranocchietta (Emanuele) non avrebbe retto di più e che, comunque, doveva svolgere anche un poco di terapia.
Il mix vincente di questo periodo bellissimo ?

• una maestra titolare di classe in gambissima ;
• un insegnante di sostegno a cui piace il proprio lavoro ;
• un ambiente a misura di bambino ;
• una fortuna sfacciata.

Fate di conto che negli anni in cui Emanuele frequentò la materna cambiò ben tre insegnanti di sostegno, ma la solfa non variò, ma come mai?
Fu forse stata la presenza costante della maestra Paola nei 3 anni di frequenza?
Oppure lo scambio di informazioni e delle competenze acquisite da Emanuele nell’avvicendamento degli insegnanti di sostegno?
Oppure che Paola, la maestra titolare di classe, e Antonella, Angela e Simone sono nostri carissimi amici (o lo sono divenuti appena conosciuta la ranocchietta) ad avere permesso un così luminoso periodo?
 
Mistero!
 
Crediamo, comunque, che l’Altissimo debba aver dato una bella rimestata all’impasto, forse per farsi perdonare quel poco di svista dell’inizio vita di Emanuele.

e come ogni “buon libro” mai pubblicato… prefazione.

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Narrare una parte di vita che abbraccia un lasso di  tempo così ampio ha bisogno (forse) di una struttura che ricordi lo scorrere delle parole su di un libro. In effetti, la vita, è poi come un libro che possiamo, fortunatamente, decidere di tenerlo chiuso o aperto, di condividerlo o di trattenerne i segreti.

Richieste le autorizzazioni verbali alla pubblicazione dei nomi (solo i nomi) delle artefici di quello che noi amiamo definire miracolo e dopo il loro “vai!” ecco che…

nasce la prefazione.. che ha pure un titolo! nato forse dal progetto Convivio (kapparis e jgeel, le autrici di quella importantissima,basilare e fondamentale parte del progetto soprannominato “dei senza” , apprezzeranno, spero! ,e a cui aggiungo il mio sentito ringraziamento), ma adesso iniziamo.

 

La vita come una torta.

 

Mi piace immaginare la vita come una torta.
Può essere grande oppure piccola, elaborata o semplice, con canditi o solo di morbida pasta o, ancora, esageratamente trasbordante di panna con farcitura di pesantissime creme.
Divedendola potremmo associare ad ogni fetta una parte della vita.
La torta di Emanuele è particolarmente complessa e una Saint Honoré diverrebbe rancida dalla rabbia nel sapere quanti e quali ingredienti, a volte spaventosi, si siano succeduti nell’impasto della vita del nostro ragazzino (confido nella comprensione del lettore per l’utilizzo del lemma “ragazzino”, visto che il mio revisore supremo accusa attacchi di gastrite perforante ogni qualvolta definisca “bambino” Emanuele)
Nella vita di Emanuele la sezione, o qui la fetta, destinata alla scuola ha un bel peso e non ha lasciato particolari retrogusti di lievitazione incompleta, forse solo qualche punta salata (a volte molto salata) condizionata probabilmente dall’eccesso di fiducia dei mastri pasticceri.
Sta di fatto che, presa la fetta nella sua globalità, non è proprio malaccio come boccone, perlomeno fino a quella parte che abbiamo assaggiato fino ad oggi.

La buona scuola : quella promessa, quella temuta e… quella trovata

Buongiorno!

Pensavate di esservi liberati del mio scrivere? … Peccato! Ho fatto una finta!

 

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Sono ancora qui, armato di penna digitale e con una nuova sessione che nascerà in questo sconsiderato, folle (e simpatico) blog.

Verrà creata una nuova sottosezione inserita,come questa presentazione-lancio, nella sezione “quasi mi vien da ridere”  perchè , se non risultasse ancora proprio chiaro, sono convinto che le corde della sensibilità verso la diversabilità possono essere fatte vibrare (anche) con l’ironia e facendo scaturire (ove possibile) un sorriso.

Infatti, per troppo tempo, e tuttora a volte (basta vedere alcuni recenti spot televisivi), si tende a mestificare, drammatizzare la convivenza (sia questa diretta o indiretta) e/o la presenza di un “carrozzato” all’interno di una famiglia.

Certo che la tristezza ogni tanto appare! Ma se combatterla è lecito e sorridere fa bene… dimostrare che una famiglia sa sopravvivere nella normalità… beh! è doveroso!

Da qui, miei cari lettori (tengo a precisare che mi piace immaginare che ve ne siano), ci occuperemo di : scuola. Con una serie di post narreremo la nostra esperienza, nello stile che mi (e ci) contraddistingue, dall’ingresso del piccolo principe alla materna fino ad arrivare all’oggi.

Non faremo nè polemica come non ci arrogheremo il diritto di dire ciò che è giusto, sbagliato o correggibile… questo compito lo lasciamo a Voi, come lasciamo a Voi un pezzo della nostra vita.

A presto.

 

Masticatore: la palestra a casa

Il masticatore…ahhh! Che invenzione!

 

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Si tratta di una specie di forbice in acciaio che viene usata per sminuzzare il cibo a persone (sopratutto anziane) che non possono masticare o che lo fanno poco e male.

Il nostro adolescente non è anziano, ma mastica poco… e siccome frullare il cibo ci sembrava un pò troppo da piccoli, tolto il fatto che frullando il cibo si riempie di aria (altro fastidio per i full optional), mantiene lo stesso colore anche al cambio di alimento,ha  una consistenza che lascia a desiderare, ecco perchè da alcuni anni abbiamo scoperto :  il masticatore.

Il fatto è che non è che ci piaccia complicarci la vita, siamo piuttosto poco arrendevoli di fronte a soluzioni ovvie, scontate, ma sopratutto alla frase:” vista la sua patologia è meglio questo, quello ecc…” sempre soluzioni che ci convincono poco…e poi a noi piace sperimentare, inventare e scegliere quello che non è ovvio.

Dunque…questo attrezzo ha però un paio di difetti:

1) Costa uno sproposito… ma dura, se tenuto bene, veramente tanto

2) Nessuno ti dice che la molla, di cui è dotato, non è in acciaio perciò….arruginisce!!!

Così prima di metterlo nella lavastoviglie (consiglio!) bisogna togliere la molla e assolutamente non lavarla ma al limite passarla con un panno asciutto.

Ma cosa c’entra la palestra???

Ecco che ci arrivoooo…..è proprio vero che dall’esperienza si impara.

La nostra molla si è arruginita nel giro di poco, che fare? Buttiamo il masticatore e andiamo di frullatore??? NOOO

Siccome la mia metà era un pò fuori forma, ha deciso di usarlo comunque….

Risultato… un bel bicipide destro moolto sviluppato, tipo quelli dei culturisti, come quelli che a noi donne a vederli sgraniamo gli occhi a mò di Bambi (la mascella non ci casca perchè siamo fini) e se ci aggiungi che è pure abbronzato…. :-))

Lo vedi lì che aziona questo attrezzo, a volte suda, altre volte esordisce dicendo : ” Che fatica!”

Tutto questo perchè? Perchè funziona e perchè bisogna che abbiate cura della molla che è la parte più preziosa di questo splendido e super-utile attrezzo.

P.S. Ma quando il consorte non c’è?

Niente paura invece di una bistecca cucino un filetto di pesce così posso schiacciarlo con la forchetta!!! Non ho mica tutti quei muscoli io! 🙂

 

Escamotage ovvero l’arte di inventarsi

Quello che vi propongo oggi è una soluzione che abbiamo appena adottato per far ingoiare al nostro adolescente una capsulona di un integratore che ha dell’ incredibile….visto le sue dimensioni mega!!!!

Le strategie percorse sono state diverse, ma non sempre “accettabili” e questo fino a quando l’intuizione di un’amica (per l’aggiunta pure farmacista) ci ha proposto questa alternativa :

“Usa la particola (se benedetta…meglio!)”

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Ora vi spiego :

si prende la particola e la si divide in due (si riesce benissimo spezzandola con le mani)

si apre la capsula e si versa il contenuto (in parti uguali più o meno) su entrambe le metà della particola

si inumidisce con un po di acqua il retro della particola sollevandola senza rovesciare la polvere ( e qui scoprirete di avere delle doti innate da giocolieri, equilibristi)

si ripiega la particola in modo da avere un piccolo pacchettino

si mette il pacchettino su un cucchiaiono con un po di…. che so io…purea di frutta o quant’altro ( l’importante è che sia cibo morbido)

si avvisa, scandendo bene le parole, il mal capitato e….

il gioco è fatto……funziona? Non si strozza? Viene ingoiata bene?…..per lui siiii

La particola inumidita assume una consistenza più facile da gestire all’interno della bocca che non la capsula fatta di gelatina alimentare. Ma perchè tutto questo??? Si potrebbe aprire la capsula e versare il contenuto direttamente sul cucchiaino, ma … sta di fatto che ho assaggiato personalmente, visto che il mio consorte non c’ era e di solito è lui che assaggia (volontario,naturalmente! ) e vi assicuro che definirlo disgustoso è un complimento….

E anche per questa volta siamo riusciti a bipassare il problema di E. nel gestire il boccone da ingoiare…un punto a noi e zero punti a chi non crede alle soluzioni alternative 🙂

 

P.S. Le particole si acquistano in farmacia e ci sono quelle fatte con amido di mais….tanto per rispettare la regola dei senza…

Festa della MAMMA

Quando ho letto per la prima volta questo scritto il mio bimbo aveva all’incirca 18 mesi…non vi dico il piangere!!! Eppure con il tempo sono tornata spesso a rileggerlo. Mi ha aiutato molto. Ancora oggi quando lo leggo provo una certa emozione anche se sono passati più di sedici anni

AUGURISSIMI a tutte le mamme, di tutti i colori, con figli normo e non, alte , basse, grasse, magre, belle, brutte, stronze, simpatiche, casalinghe, in carriera, povere tapine, superfighe, isteriche, comprensive, amorevoli, giocose, autoritarie e…..chi più ne ha più ne metta…nessuna si senta esclusa 🙂

 

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” LA MAMMA SPECIALE ” Erma Bombeck

Molte donne diventano mamme per caso, alcune per scelta, altre per pressioni sociali e forse un paio per abitudine.
Quest’anno, quasi 10.000 donne diventeranno mamme di bambini disabili. Non vi siete mai domandati come vengono scelte le mamme dei bambini disabili?
In qualche modo visualizzo Dio veleggiare sopra la Terra e selezionare i Suoi strumenti di propagazione con grande cura e deliberazione. Man mano che osserva, dà ordine ai suoi angeli di prendere appunti nel Libro Maestro.

“Aemstrong Beth, figlio. Santo protettore: Matteo.
“Forest Marjorie, figlia. Santo protettore: Cecilia. “
Rutledge Carrie, gemelli. Santo protettore ….diamo loro Gerardo. E’ abituato alla profanità”.

Alla fine, passa un nome ad un angelo e sorride,
“Dagli un figlio disabile”.
L’angelo è curioso. “Perché lei, Dio? E’ cosi’ felice”
“Esattamente”, sorride Dio.
“Potrei dare un figlio disabile a una madre che non sa sorridere? cio’ sarebbe crudele.”
“Ma ha pazienza?” chiede l’angelo.
“Non voglio che lei abbia troppa pazienza, o affogherà in un mare di rimpianti e autocommiserazione. Una volta svaniti lo shock e i risentimenti, lei sarà in grado di gestire la situazione.
“Oggi l’ho guardata. E’ cosi’ sicura di se stessa ed indipendente, qualità cosi’ rare ma cosi’ necessarie in una madre. Vedi, il bambino che le daro’ avrà un suo proprio mondo. La mamma dovrà farlo vivere nel mondo di lei e questo non sarà facile.”
“Ma Signore, non credo neanche che abbia fede.”
Dio sorride. “Non ha importanza, Io posso rimediare a questo. Questa è perfetta. Ha la dose giusta di egoismo.”
L’angelo emette un profondo sospiro. “egoismo ? E’ una virtù?”
Dio annuisce. “Se ogni tanto non potrà separarsi dal bambino, non riuscirà mai a sopravvivere. Si, qui c’è una donna che benediro’ con un bambino meno che perfetto. Ancora non se ne rende conto, ma è da invidiare. “Non darà per scontata neanche una parola.
Non considererà mai un passo una cosa ordinaria.
Quando il suo bambino dirà “Mamma” per la prima volta, sarà testimone di un miracolo e lo saprà.
Quando descriverà un albero o un tramonto al suo bambino cieco, lei vedrà come solo poche persone vedono le mie creazioni.”

“Le permettero’ di vedere chiaramente le cose che Io vedo – ignoranza, crudeltà, pregiudizio e di innalzarsi al di sopra di tutte.
Non sarà mai sola. Sara’ al suo fianco ogni minuto di ogni giorno della sua vita e sono sicuro che svolgerà il mio lavoro come se fosse al mio fianco.”
“E per quanto riguarda il Suo Santo protettore ?” chiede l’angelo, con la penna sospesa a mezz’aria.

Dio sorride. e dice: “Uno specchio sarà sufficiente

Il favoloso mondo di Amelie

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Bel film, non credi? Eppoi ha un suono favoloso nel citarlo… * sospiro*
Sicuramente lo preferisco all’albero degli zoccoli!

Nella mia giovinezza quando, appena maturandi, ci si incontrava al bar (e le serate non erano abbagliate dallo sfregamento su un monitor da 5 pollici) si parlava, si discuteva e si cercava di darsi un tono di profonda conoscenza e preparazione citando i film che scorrazzavano nelle sale cinematografiche.
Uno di questi era proprio l’albero degli zoccoli.
Se non lo conoscevi, ma soprattutto apprezzavi, eri tacciato di ignoranza e incapacità introspettiva e di analisi.
Ero un campione…di ignoranza per quei tempi.
Sarà stato che preferivo “animal house” e il seguente “the blues brothers” ?

Comunque sia, quella pellicola, non mi ha mai detto nulla di così… speciale.

Stamani, una piccola regista, mi chiama al telefono e con voce concitata mi urla : “ Papi, guarda…sono disperata! Ho cercato in ogni angolo remoto della casa e non trovo il carica batterie della mia macchina fotografica, aiutami perché potrei diventare isterica! ”

A parte la citazione “angolo remoto” che già mi scompinquava l’ordine metabolico per la padronanza lessicale di una bimba di 10 anni appena compiuti, mi domandavo quale fosse la motivazione di cotanta urgenza.
Non l’ho chiesto (anche perché non mi fu dato atto di rispondere), ma ricevetti poco dopo quel che segue a questo lungo prologo.

Dovete sapere che esiste una associazione di settore chiamata “coldiretti” e la contrattura nascosta nella dizione la dice lunga : coltivatori diretti.
Bene! Da ora si potrebbe istituire un altro tipo di associazione : la col-indiretti.
La dizione “indiretti” nasce perché , per ottenere il risultato, si sono dovute applicare e strutturare strategie di collaborazione e integrazione.
Per nostra fortuna abbiamo un folletto ad idrocarburi (vedi post precedenti) che ha applicato tali strategie e, per questo specifico caso, in aggiunta, ci siamo dotati anche di un abbonamento a vita per le riparazioni degli aspiratori casalinghi (ma questo è un dettaglio).

Ricordate il caschetto per dipingere a cui era stato scotch-ato sulla sommità un pennello?
E il cono per riempire il barattolo di vetro con il sale colorato?
E se al posto del pennello ci mettessimo un imbuto? Ma non imbuto tradizionale che lo trovi ovunque, ma uno piccolo (il giusto piccolo) il cui ritrovamento è stato paragonabile alla ricerca del sacro graal ? che si ottiene?
Questo!

 

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Aggiungiamoci qualche ingrediente :

 

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Tanta pazienza e emozione (qualcuno commozione) :

 

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qualche acrobatico aiuto:

 

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Poi la semina :

 

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Con susseguente hola da stadio e avere questo :

 

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e anche questo (ma fa sempre parte dei dettagli) :

 

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In questo post esageriamo e ci mettiamo pure un link video (anti scettici) :

 

 

Bhè… che dire ..la citazione di Disney è fondamentale : If you can dream it, you can do it.

 

PS : mi rimane il terrore di quando il coltivatore indiretto dovrà innaffiare l’orto, battezzato “l’orto di Emanuele”.. forse meglio che amplifichi la copertura assicurativa di casa, ma anche questo è pur sempre un dettaglio.

 

Ciao

Quante lune hai?

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Vero!
Non si dovrebbe mai chiedere l’età ad una donna, ma il tempo scorre comunque e le lune si sommano.

A contraddizione del bon ton che sancisce l’educazione del “non chiedere” esiste la norma che se ti scordi del “gentil” compleanno nubi oscure e minacciose potrebbero dapprima affacciarsi timidamente per poi scatenarsi in una scala molto prossima alla tempesta.

Fortunatamente questo non è accaduto e l’augurio è stato dato.

Consiglio : augura il buon compleanno evitando di chiedere “ma quanti?”.. fidati… è meglio!

Si, la mia cara tre quarti ha passato un’altra meta (ricordati il consiglio scritto poco sopra!) ma le lune sembrano essersi dimenticate di ricordarle che si dovrebbe tendere ad invecchiare.. ma  lei no! Energia a palla che la dub-step sembrano canti gregoriani, fisico eccezionale, idee a profusione.

Mi sovviene il dubbio di un probabile accordo extra coniugale tra le lune e la consorte.. si perché A ME i segni che gli anni passano si vedono! Con la tendenza alla scomparsa dei capelli e una controtendenza del mio “passato” bel fisico a “V” verso una più consona parvenza sempre di “V” …ma inversa.

Il fato poi ci ha aggiunto che entrambe le donne della mia famiglia compiano gli anni a un giorno di distanza l’una dall’altra, il che solo in apparenza è un beneficio (facile invertire le date e confondersi ,quindi equivalente a :  disastro!).

Ma passiamo alla scala degli auguri :

I figli grandi si sono limitati ad un sottotono di “auguri mà” non ben percepito dalla destinataria, percezione non avvenuta per la regolazione del volume della voce in uscita dei due ragazzi, ma si sa sono grandi.. e le effusioni sono destinate ad altro target, cosa non proprio digerita dalla mamma. Nel breve hanno rischiato di saltare pranzo e cena.

La principessina, insieme al piccolo Leo hanno compensato la stitichezza amorosa dei grandi sommergendo la mamma di baci, auguri, canti, pifferate, poi di nuovo canti, applauso e realizzazione di crepes insieme alla cuginetta con devastazione totale della cucina, ma si sa sono piccoli e devono fare esperienza. Cucina proibita fino al compimento dell’età maggiorenne.. e qui si diventa maggiorenni tra i 25 o 30 anni.

Poi c’è lui.. il piccolo principe e qui si è scatenata una standing ovation che nemmeno i Beatles potevano ottenere.

Curiosi eh? Occhei.

Sappiamo che l piccolo principe ha poco movimento…ma ha fatto questo :

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siccome poi non era contento si è cimentato in questo :

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ma come avrà fatto?

Dovete sapere che da qualche tempo nella nostra famiglia è apparsa una specie di folletto probabilmente allattata, in tenera età, a benzina che ha delle idee prossime alla genialità. Per il dipingere la modifica al caschetto era stata già collaudata, ma versare del sale colorato in un bicchiere pareva impossibile.
E’ stato realizzato, in modo molto artigianale, questo:

 

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Nel breve nel cono veniva messo il sale colorato scelto dal piccolo principe che poi, abbassando il capo, lo indirizzava verso il contenitore tenuto da Laura (il folletto ad idrocarburi).
Certo!…un minimo di inseguimento del contenitore doveva essere perseguito, ma Laura è stata brava (non ho verificato però le condizioni del luogo del misfatto…).

La genialata è stata applicata anche per il gioco del monopoli inserendo nel cono i dadi… bhè… bella pensata e ottime prospettive di utilizzi alternativi in fase di studio.

Manca qualcosa?
Vuoi sapere,per caso, cosa ho regalato alla mia tre quarti per il compleanno?

Dolcezza e forme di cuori e questo letteralmente.

Biscotti conservati in latta metallica e biscotti a forma di cuore ..entrambe le leccornie ad altissimo contenuto di burro.. praticamente una cosa vietatissima (sob!) nella nostra alimentazione. Ebbene si : abbiamo trasgredito!

Dopotutto …una volta l’anno ci sta anche se….  la velocità di spazzolamento del “peccato dolciario” è stata praticamente inferiore al minuto : manco da accorgersene!

A presto