Archivi categoria: …quasi mi viene da ridere…

Le paure del primo mese di scuola – Diario minimo di un genitore qualunque

Appunti di lavoro

Quando un bambino ti dice:

<<Cara Maestra,

non sono nato per stare seduto,

son piccolo, e ho nel cuore una tempesta,

all’idea di essere a scuola, un poco cresciuto>>

Lavoro a scuola

 

<<Si, ma sei nato per imparare!>>

Rispondi, tu.

Ma vuol forse dire: pazientare?

Accomodare? Accontentare?

Quante ‘are! Arriveremo a sbadigliare?

 

Le rime, poi, son troppo semplici,

è difficile esserne complici;

ma, ricorda, la sedia, l’abc, il (saltin)banco

stanco…

 

…se ti prende la mano

E dimentichi i gabbiani,

cosa copre il manto?

La fede nel domani

O un sogno infranto?

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Il favoloso mondo di Amelie

amelie

Bel film, non credi? Eppoi ha un suono favoloso nel citarlo… * sospiro*
Sicuramente lo preferisco all’albero degli zoccoli!

Nella mia giovinezza quando, appena maturandi, ci si incontrava al bar (e le serate non erano abbagliate dallo sfregamento su un monitor da 5 pollici) si parlava, si discuteva e si cercava di darsi un tono di profonda conoscenza e preparazione citando i film che scorrazzavano nelle sale cinematografiche.
Uno di questi era proprio l’albero degli zoccoli.
Se non lo conoscevi, ma soprattutto apprezzavi, eri tacciato di ignoranza e incapacità introspettiva e di analisi.
Ero un campione…di ignoranza per quei tempi.
Sarà stato che preferivo “animal house” e il seguente “the blues brothers” ?

Comunque sia, quella pellicola, non mi ha mai detto nulla di così… speciale.

Stamani, una piccola regista, mi chiama al telefono e con voce concitata mi urla : “ Papi, guarda…sono disperata! Ho cercato in ogni angolo remoto della casa e non trovo il carica batterie della mia macchina fotografica, aiutami perché potrei diventare isterica! ”

A parte la citazione “angolo remoto” che già mi scompinquava l’ordine metabolico per la padronanza lessicale di una bimba di 10 anni appena compiuti, mi domandavo quale fosse la motivazione di cotanta urgenza.
Non l’ho chiesto (anche perché non mi fu dato atto di rispondere), ma ricevetti poco dopo quel che segue a questo lungo prologo.

Dovete sapere che esiste una associazione di settore chiamata “coldiretti” e la contrattura nascosta nella dizione la dice lunga : coltivatori diretti.
Bene! Da ora si potrebbe istituire un altro tipo di associazione : la col-indiretti.
La dizione “indiretti” nasce perché , per ottenere il risultato, si sono dovute applicare e strutturare strategie di collaborazione e integrazione.
Per nostra fortuna abbiamo un folletto ad idrocarburi (vedi post precedenti) che ha applicato tali strategie e, per questo specifico caso, in aggiunta, ci siamo dotati anche di un abbonamento a vita per le riparazioni degli aspiratori casalinghi (ma questo è un dettaglio).

Ricordate il caschetto per dipingere a cui era stato scotch-ato sulla sommità un pennello?
E il cono per riempire il barattolo di vetro con il sale colorato?
E se al posto del pennello ci mettessimo un imbuto? Ma non imbuto tradizionale che lo trovi ovunque, ma uno piccolo (il giusto piccolo) il cui ritrovamento è stato paragonabile alla ricerca del sacro graal ? che si ottiene?
Questo!

 

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Aggiungiamoci qualche ingrediente :

 

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Tanta pazienza e emozione (qualcuno commozione) :

 

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qualche acrobatico aiuto:

 

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Poi la semina :

 

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Con susseguente hola da stadio e avere questo :

 

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e anche questo (ma fa sempre parte dei dettagli) :

 

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In questo post esageriamo e ci mettiamo pure un link video (anti scettici) :

 

 

Bhè… che dire ..la citazione di Disney è fondamentale : If you can dream it, you can do it.

 

PS : mi rimane il terrore di quando il coltivatore indiretto dovrà innaffiare l’orto, battezzato “l’orto di Emanuele”.. forse meglio che amplifichi la copertura assicurativa di casa, ma anche questo è pur sempre un dettaglio.

 

Ciao

Compiti per le vacanze

Appunti di lavoro

La scuola è finita…anche quest’anno è terminato…archiviato anche l’anno scolastico 2013/2014…

Di incipit ripetitivi ne avrei a disposizione a bizzeffe.

Non dovrei aver paura di stonare con l’ambiente anzi, in fondo, sarei anche coerente con uno dei punti di forza della scuola italiana: ripetere, all’infinito, gli stessi contenuti con la medesima formula.

Per i casi della vita mi trovo a ripercorrere l’intero cursus scolastico (dalla scuola elementare al liceo) a distanza di circa venticinque anni¹.

Umanamente è un’esperienza impagabile, mi ritengo fortunatissimo ad avere avuto quest’occasione. Professionalmente è spesso frustrante: più volte ho sostenuto che un quarto di secolo ha lasciato innegabili tracce d’invecchiamento sulla mia persona ma nemmeno una ruga sulla scuola.

Già, la scuola di oggi è quasi identica a quella di venticinque anni fa!

“Esagerato!”, ribattono colleghi e confidenti “e le riforme che si sono succedute in questi anni?! E le nuove tecnologie?! E la scuola dell’autonomia?!…”.

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le buone prassi..

danno ottimi risultati. Logico!

 

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Probabilmente qualcuno protrebbe confondere “danno” (verbo) con “danno” (sostantivo), ma in questo caso “danno” è proprio inteso come verbo… e che verbo!

Premessa : ho avuto il piacere , insieme al mio braccio destro (figuratamente nè!… il mio braccio è sempre attaccato alla spalla.. qui mi riferisco ad una persona che è colonna portante della nostra associazione e che,per rispetto alla privacy, debbo mantenerne in riserbo l’identità …ah!…ciao Davide!) di essere accolto in terra sarda un paio di settimane fa presso la sede di abc Sardegna e di conoscere personalmente (prima solo epistolarmente) il cuore pulsante di questa associazione. Proprio in quella sede, insieme ai vertici sardi della associazione x fragile si parlava di : le buone prassi.

Parlare di buone prassi è ,come accennavo ,abbastanza facile. Esiste una logicità talmente banale che sembrerebbe quasi inutile discuterne. Il problema è che questa logicità sembra percepita solo da chi ne parla a livello associativo e ancor più, nel minimalismo, percepita dalle famiglie che vivono il problema ,ma  questo “pensare” (ma soprattutto AGIRE) viene abilmente e diabolicamente deviato da chi dovrebbe legiferare a livello ministeriale.

Che succede quindi? Che abbiamo disparità a livello regionale e non intendo disparità di piccola entità…ma disparità a livello macrospopico… ergo : credo che chi legifera abbia preso il lemma “danno” proprio come se fosse un sostantivo : che tristezza!

ndr : il passaggio da tristezza ad arrabbiatura (il termine più consono è un’altro e molto prossimo ad una ben precisa zona del corpo maschile) da parte delle famiglie che vivono la diversabilità ha un confine molto,ma molto sottile.

..ed è così, che visto la “furba ipoacusia” dei ministeri che occhieggiano verso diminuzioni di pensioni (di invalidità e di accompagnamento)  e aumenti di età pensionabile (volete dire che fu un refuso e l’idea del legislatore fosse inversa? Volete dire che magari, distrattamente, in firma non si accorse di tale refuso?) le associazioni si muovono, ottengono risultati e cercano di far rispettare quel poco che c’è.

Ma esiste un’altro sommerso mondo che si muove e che, pudicamente, schiaffeggia l’incredulità riportando una ventata di ottimismo e di commozione. Non ha avuto bisogno di input particolari e nemmeno di standing ovation di ringraziamenti.. ha agito.

Ha agito pensando che fosse un nulla, pensando che non fosse atto dovuto,ma segno di amicizia.. fermandosi lì.

La verità è che , agli occhi dello scrivente che nulla è, non è stato gesto da poco e tantomeno che il suo significato sia stato banalmente confuso.

Credo che il link del video che proporrò farà sorridere molti,ma confido nell’emozione di altri che sanno cos’è il vivere, il vivere intensamente, che non confondono una canzone con una semplice goliardia, che non confondano il compleanno come una tacca raggiunta nella speranza di apporre la prossima, che conoscano la realtà dell’educazione oltre la soglia di casa e che si chiama senso civile e che si traduce in integrazione in “anch’io esisto”.

Quel che è accaduto in quest’anno scolastico al piccolo principe sa di magico, sa di speranza e oltre alla speranza ha la presunzione di affermare che si, l’integrazione scolastica esiste e parte dal basso. Non parte da istituzioni blasonate e nemmeno da professori altezzosi e increduli.

E’ partita dai compagni di classe che hanno capito e volevano capire, che hanno richiesto le modalità di comunicazione utilizzate, che hanno saputo moderare i toni di voce, che hanno sopportato il caldo per non disturbare un fattore fisiologico. E’ partita da professori umili che hanno creduto, che sono stati capaci di emozionarsi e di ricredersi, che hanno adattato un freddo PEI trasformandolo da semplice programma a lezione di vita.. per i loro alunni, per loro stessi, trasformando questa esperienza in tesoro interiore.

E’ la sinergia costruttiva tra le varie forze in gioco che ha permesso di ottenere un successo in un liceo scientifico delle prealpi varesine.. è stata la caparbietà e la timida sicurezza degli educatori affiancati agli insegnanti curricolari che hanno permesso questo grande passo. Si, un grandissimo passo in avanti.

Nel mare che è, figuratamente, il nostro paese è pur vero che potrebbe apparire poca cosa, ma il mare è costituito da gocce ..e questa goccia pesa quanto un mare.

Perciò, a nome di questa associazione e a nome delle famiglie che vivono la diversabilità gravissima mi onoro di portarvi un grazie ai ragazzi compagni di classe, un grazie ai professori e ai professori di sostegno, un grazie agli educatori.

ed ora il link del video (parte del video…la risoluzione è da cellulare,ma qui importa il significato) :

http://youtu.be/yRI7CDwSRT8

A presto (seguiranno foto)

 

 

 

Quante lune hai?

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Vero!
Non si dovrebbe mai chiedere l’età ad una donna, ma il tempo scorre comunque e le lune si sommano.

A contraddizione del bon ton che sancisce l’educazione del “non chiedere” esiste la norma che se ti scordi del “gentil” compleanno nubi oscure e minacciose potrebbero dapprima affacciarsi timidamente per poi scatenarsi in una scala molto prossima alla tempesta.

Fortunatamente questo non è accaduto e l’augurio è stato dato.

Consiglio : augura il buon compleanno evitando di chiedere “ma quanti?”.. fidati… è meglio!

Si, la mia cara tre quarti ha passato un’altra meta (ricordati il consiglio scritto poco sopra!) ma le lune sembrano essersi dimenticate di ricordarle che si dovrebbe tendere ad invecchiare.. ma  lei no! Energia a palla che la dub-step sembrano canti gregoriani, fisico eccezionale, idee a profusione.

Mi sovviene il dubbio di un probabile accordo extra coniugale tra le lune e la consorte.. si perché A ME i segni che gli anni passano si vedono! Con la tendenza alla scomparsa dei capelli e una controtendenza del mio “passato” bel fisico a “V” verso una più consona parvenza sempre di “V” …ma inversa.

Il fato poi ci ha aggiunto che entrambe le donne della mia famiglia compiano gli anni a un giorno di distanza l’una dall’altra, il che solo in apparenza è un beneficio (facile invertire le date e confondersi ,quindi equivalente a :  disastro!).

Ma passiamo alla scala degli auguri :

I figli grandi si sono limitati ad un sottotono di “auguri mà” non ben percepito dalla destinataria, percezione non avvenuta per la regolazione del volume della voce in uscita dei due ragazzi, ma si sa sono grandi.. e le effusioni sono destinate ad altro target, cosa non proprio digerita dalla mamma. Nel breve hanno rischiato di saltare pranzo e cena.

La principessina, insieme al piccolo Leo hanno compensato la stitichezza amorosa dei grandi sommergendo la mamma di baci, auguri, canti, pifferate, poi di nuovo canti, applauso e realizzazione di crepes insieme alla cuginetta con devastazione totale della cucina, ma si sa sono piccoli e devono fare esperienza. Cucina proibita fino al compimento dell’età maggiorenne.. e qui si diventa maggiorenni tra i 25 o 30 anni.

Poi c’è lui.. il piccolo principe e qui si è scatenata una standing ovation che nemmeno i Beatles potevano ottenere.

Curiosi eh? Occhei.

Sappiamo che l piccolo principe ha poco movimento…ma ha fatto questo :

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siccome poi non era contento si è cimentato in questo :

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ma come avrà fatto?

Dovete sapere che da qualche tempo nella nostra famiglia è apparsa una specie di folletto probabilmente allattata, in tenera età, a benzina che ha delle idee prossime alla genialità. Per il dipingere la modifica al caschetto era stata già collaudata, ma versare del sale colorato in un bicchiere pareva impossibile.
E’ stato realizzato, in modo molto artigianale, questo:

 

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Nel breve nel cono veniva messo il sale colorato scelto dal piccolo principe che poi, abbassando il capo, lo indirizzava verso il contenitore tenuto da Laura (il folletto ad idrocarburi).
Certo!…un minimo di inseguimento del contenitore doveva essere perseguito, ma Laura è stata brava (non ho verificato però le condizioni del luogo del misfatto…).

La genialata è stata applicata anche per il gioco del monopoli inserendo nel cono i dadi… bhè… bella pensata e ottime prospettive di utilizzi alternativi in fase di studio.

Manca qualcosa?
Vuoi sapere,per caso, cosa ho regalato alla mia tre quarti per il compleanno?

Dolcezza e forme di cuori e questo letteralmente.

Biscotti conservati in latta metallica e biscotti a forma di cuore ..entrambe le leccornie ad altissimo contenuto di burro.. praticamente una cosa vietatissima (sob!) nella nostra alimentazione. Ebbene si : abbiamo trasgredito!

Dopotutto …una volta l’anno ci sta anche se….  la velocità di spazzolamento del “peccato dolciario” è stata praticamente inferiore al minuto : manco da accorgersene!

A presto

Trilly , la fatina dei denti , i dinosauri e… il medioevo.

 

favole

 

Dovete perdonare,ma il mio l’alter ego scrivano femminile è quel “pelo” impegnata ad organizzare un evento che sta assumendo i tratti di un pontificato, e quindi risulta assente nelle stesure di questi brani.

Nel breve : accontentatevi della mano mascula che sta dietro al vostro monitor e che, attualmente, sta battendo insistemente sulla tastiera.

I personaggi e l’evento storico del titolo potrebbero apparirvi incongruenti e fuori luogo in questo spazio digitale, ma…fidatevi se vi dico (anzi, scrivo) che fa tutto parte del nostro entourage quotidiano.

Partiamo da Trilly.

 

trilly

 

Non credo che i disegnatori saprebbero adattare la “zanzarina” in minigonna di foglie con l’ingombro dello scrivente (mi sarebbe piaciuto scrivere “bella presenza di adone mediterraneo”…anche se poi, la prova specchio mi avrebbe sicuramente depresso) e quindi credo che il copyright rimanga preservato e tutelato.

Ebbene si, sono IL Trilly della nostra famiglia.

Devi sapere,caro lettore, che ultimamente il piccolo biondino (l’ultimo dei pargoli) ha una paura che lo attanaglia, una paura che naturalmente arriva e poi se ne va : la paura di morire o che qualcuno muioa.

Il problema sta che comunque questa paura, prima o poi, arriva e bisogna trovare le strategie necessarie alla dipartita rapida e indolore.


Non te la ridere,te ne prego,  perchè la mia strategia non è stata di mettermi un tutu di foglie accessoriato con ali di carta di riso, ma è stato quello di imitare la dolce Trilly “rubandole” una sua magia : la polverina!

Ed è così che, molto figuratamente, mi ritrovo a svolazzare in modo molto scoordinato mentre cospargo la polverina magica e invisibile sulla testolina di tutti i componenti della famiglia, fino all’esagerazione di giurare di aver elargito qualche badilata di polvere di stelle anche al corpo angelico della mamma, così la tuteliamo al meglio.

Passiamo ora alla fatina dei denti.

fatina denti

 

Non so Voi, ma in questa parte dell’universo la fatina dei denti si porta via un dente da latte avendo in cambio una monetina. Fate un poco di conto che , avendo 5 pargoli e contandoci a spanne i denti che si perdono, questa fatina dovrebbe stare, dopo il passaggio dalla nostra famiglia …all’incirca, tra le Maldive e Zanzibar, ma sicuramente in un hotel a 5 stelle extralusso confortato dalla presenza di piscina vista oceano. 

Eh si… perchè le monetine si chiamano EURO e la principessa dei denti da latte non gradisce che siano monocolore e tantomeno di colore marron… meglio quelle double color..se poi assumono forme cartacee ancora meglio!

Giusto l’altra sera la principessa (quella vera!) nel degustare la cena si è messa il tovagliolo in bocca.. io e la mia consorte ci siamo guardati un poco sorpresi e poco dopo  “Ho perso un dente!”.

La mamma,si sa… “sta divetando grande” … il papà ” azz! non ho moneta”.

Fra l’altro ormai è conclamata la presenza radicata di questa fatina e i pargoli in automatico mettono il dente sotto il cuscino… guai a dimenticarsene…altrimenti arrivano i :

dinosauri

 

dinosauri

Bhè… ci va meglio…si perchè, se ci pensi, i dinosauri avevano tre fila di denti e qualche centinaio per fila. Credo che il papà dei dinosauri avesse grosse crisi economiche e grosse crisi isteriche.

Però i dinosauri sono presenti nella nostra famiglia in formato a4, ossia : tonnellate di libri!

Proprio stamani, 8 maggio (miiiii è la festa della mamma… ‘spetta che faccio un avviso ai grandi della famiglia o stasera non si mangia causa sciopero e vertenza sindacale!), il biondino citava :” i dinosauri erano animali pericolosi,ma una persona molto intellgente, il paleontologo, li ha scoperti, poi li ha tirati fuori dalla sabbia e li ha disegnati…così io posso vederli. Da grande scabbo anch’io”  (no…non ho sbagliato a digitare…ha un difetto di pronuncia ma tendo a precisare :  5… dico 5 anni! questo a 10 anni mi scopre una supernova).

e il medioevo?

medioevo

 

Bhè… chiedetelo alla mia alter ego femminile…lei ne sa molto…soprattutto dopo le letture serali al piccolo principe che sembra adorare spargimenti di sangue, amputazioni, battaglie e mostri infernali…  ma dopotutto si sa .. che a quasi 17 anni (tra pochissimo) che tu sia gravemente normodotato o splendidamente diversamente abile questa è una fase che passiamo tutti.

A presto

 

 

just…..

 

just

Nello scorrere del tempo, il nostro tempo, esistono giorni normali, giorni agitati,giorni noiosi e giorni “just”.

Oggi, 2 maggio, è un giorno just del mio tempo… una figata di giorno (a parte le condizioni meteo che mi catapultano da una giornata di primavera alla temperature e grigiore di una giornata di metà novembre senza nemmeno passare dal “via” …capisciammè : monopoli docet!).

Vari sono i modi per celebrare e dare una giusta valenza al giorno just :

modo scontato :

 

anello

ma rimane scontato di nome e non di fatto.. infatti, anche in caso di sconto, quello che potrei acquistare, viste le enormi possibilità finanziarie (eufemismo), sarebbe la montatura e non intendo, con montatura, la parte totale dell’oggetto visualizzato,ma intendo proprio le sole graffette che trattengono le pietruzze.

Sta pur nel vero che le pietruzze potrebbero virare verso una “cinesata , ma per certi giorni just sarebbe all’uopo destinare l’originalità della natura … mmmmm… ok : scartato!:

modo classico (con brio) :

 

fiori

naaaaaaaaaaa troppo banale… eppoi non sempre si gradiscono parti recise….(ampia deglutizzione)

modo rapido e con leggero paraculamento a destra  (con classe) :

 

cena

 

non male come idea, meno oneroso del “modo scontato” (anche se la funzionalità economica non è poi così importante),ma siamo salutisti (obbligati) e spesso le uscite in questa modalità si risolvono, nel giorno successivo, sulla conclamazione di lingua salnistrata in spessore maggiorato accompagnata da incontri, più o meno brevi, con la tazza (e non intendo quella del thè).

mmmmmmmm… che fare per il mio momento just allora?

modo mio :

cartello

 

ed è stato appeso all’ingresso del mio ufficio… in vista planetaria!

Vedi, caro lettore,ti domanderai che c’entra questo sprazzo di vita in questo blog… c’entra…c’entra.

Mettiamola in questo modo : non è il danaro e nemmeno l’appariscente riflesso di un diamante… come non è il sacrificio di una natura impotente alle cesoie di un giardiniere come, infine , non è il barlume di una candela su di un tavolo imbandito che fa la differenza tra un giorno normale e un giorno “just .

Ma è il tempo che dedichi al pensarlo e a viverlo, al tempo che doni e magari sacrifichi al posto di un qualcos’altro che poteva apparirti importante, è l’ammettere che il tuo giorno “just” non sarebbe così fantasticamente vivibile se non avessi Lei e l’amore che unisce.

Questa è una delle chiavi da utilizzare in quel mondo che stiamo cercando di cambiare insieme ai nostri ragazzi speciali..e non speciali

 

PS : Auguri Cristina…buon anniversario… just married

 

…e a modo loro (si vede male,ma è l’augurio dei nostri piccoli) :

bimbi

 

L’elevatore a binario di Giorgio Genta

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Non fosse per il sinistro cigolio che emette quando è in funzione, lo definirei un “servitore muto”; il suo vero nome, invece, è elevatore a binario e da un paio d’anni abita il cielo della stanza di Silvia. Ci sovrasta da lassù, a circa tre metri di quota, benevolmente nei giorni in cui è di buon umore, mentre in quelli di “luna storta” attorciglia stizzosamente la cinghia che regge il bilancino con l’imbragatura, costringendo poi l’addetto alla manutenzione minuta – ovvero colui che scrive – ad improbabili acrobazie su una traballante scala e con un ferro da stiro caldissimo in mano, per ripristinare la corretta avvolgibilità della cinghia medesima.
Una persona più avveduta del sottoscritto avrebbe capito subito che la tecnologia supportante l’ausilio in questione non era cosa alla portata di un vecchietto ultrasessantacinquenne, “fornito” però di tutte le problematiche di un ultracentenario di quella zona della Sardegna famosa per la longevità dei suoi abitanti… Di conseguenza si sarebbe astenuta dall’acquistarlo, modificarlo, montarlo e soprattutto dall’utilizzarlo con Silvia.
Il fatto poi che mentre la spericolata “aviatrice”, saldamente (?) avviluppata dall’imbragatura e sospesa a un metro e novanta centimetri di quota, subisca una lenta rotazione in senso opposto a quella terrestre, viene talvolta interpretato dal più benevolo degli osservatori (Milton, cane dalmata di circa cinque anni, animale schizofrenico, paranoico e di leggiadro aspetto, ex trovatello abbandonato nel bosco e, ahimè, poi adottato con la qualifica ufficiale di “cane di Silvia” e come tale più intoccabile di un ambasciatore della Serenissima Repubblica di San Marco presso il Gran Sultano nel XIV secolo), come un efficace contributo alla pluralità dell’informazione, potendo l’“emulatrice del Barone Rosso” spaziare alternativamente – senza nemmeno spostare capo e occhi – dalla TV alla portafinestra con vista su una malpotata siepe di pitosfori, nonché sulla casetta dello stesso Milton.

Per quanto poi riguarda il comando a distanza via cavo dell’elevatore – sanamente concepito per funzionare con il tasto Sali in alto e quello Scendi in basso, per via di una lieve personalizzazione in fase di montaggio – funziona naturalmente all’inverso: schiacciando cioè il tasto Scendi, la “Baronessa Rossa” tenderebbe ad incastrarsi assieme alla sua imbragatura di sollevamento nelle svariate ruote dentate del macchinario, se non venisse salvata ogni volta dai molteplici apparati di sicurezza astutamente collocati dal costruttore.
L’uso dell’imbragatura – di cui già si è detto – non è per altro di facilissima comprensione: essa è dotata infatti di quattro cinghie di ancoraggio doppie, disposte a croce di Sant’Andrea, e ognuna di esse ha tre possibili posizioni d’uso, il che permette – in termini puramente matematici – circa 18.964 possibili combinazioni di ancoraggio al bilancino dell’elevatore: se non siete dotati di buona memoria (io ne sono privo in assoluto), impiegherete circa cinque giorni e sei ore a provarle tutte. Se invece avete buona memoria, basteranno otto secondi a trovare quella idonea al corretto sollevamento.

A proposito poi del suddetto bilancino, in lucido acciaio inox, parzialmente imbottito e illeggiadrito da un’incisione criptica assai simile a quella che si trova all’inizio del secondo capitolo del Corpus Iuris Civilis di Giustiniano, ma che sospetto ne indichi la portata in libbre scozzesi, val la pena rammentare che quella stessa parziale imbottitura lascia bellamente esposte le estremità del gancio con doppia sicurezza, sicurissime appunto, ma di effetto assai doloroso quando vanno a urtare la zona oculare del manovratore, forse distrattosi un attimo per via dell’insistente abbaiare di Milton che reclama il terzo pasto del mattino.
Secondo alcuni, tra l’altro, è stato proprio in questa circostanza che venne creata la famosa frase «Non parlate al conducente» durante le operazioni di sollevamento (con abbaiar di cane parificato al linguaggio umano).
Per tenere quindi occupata una mente malata, si è escogitato un machiavellico supporto che regge il binario di scorrimento dell’elevatore medesimo, sì che la ragazza possa spaziare dal letto al tavolo di fisioterapia, fino alla carrozzina, senza essere toccata da mano umana (il leggendario M.O.S.T.R.O., acronimo che sta per Modulo Onnicomprensivo Sinergico alle Tecniche Riabilitative Olistiche).
Se poi avessi trovato prima la foto pubblicata a corredo di questa pagina, avrei risparmiato a tutti la tortuosa descrizione dell’elevatore. E forse sarebbe stato meglio, vero?

Giorgio Genta

Fonte : Superando

Carissimi ausili: la carrozzina

Si fa presto a dire carrozzina, direte voi che ve ne intendete, e avete ragione. Presto a dirlo e difficile a farlo, cioè a scegliere la  carrozzina idonea.

Anni fa, Silvia (non tanti, per carità, perché se mi sente… non si dice mai l’età delle ragazze, ancor giovani assai, ma non più bimbe…) aveva in dotazione un’unica carrozzina, un modello gagliardamente robusto, del peso di circa 25 chili, in grado di reggere più o meno lo stesso peso di Silvia all’epoca, più i 30 chili delle varie attrezzature raccomandabili: zaino con ambu [il pallone autoespandibile comunemente conosciuto come pallone di ambu, strumento utilizzato dai soccorritori per il supporto dell’attività respiratoria e come manovra nella rianimazione, N.d.R.] e undici medicinali di pronto intervento, set di occhiali da sole griffati (modello esclusivo di noto stilista italo-bulgaro), aspiratore e accessori, visierina parasole Roland Garros e ombrellino parimenti parasole in stile Art Déco, di uso limitato ai mesi di luglio, agosto, nonché prima decade di settembre…
Il tutto spinto a braccia dall’allor gagliardo “uomo-bestia” (ovvero mulo da soma ovvero caregiver co-primario) e sempre a braccia issato il tutto (Silvia prima, la carrozzina poi) sulla vecchia Fiat Ulysse Botafumeiro, così nomata per via di un leggendario viaggio sino a Santiago di Compostela (il Botafumeiro, infatti, è il ciclopico  incensiere più propriamente detto turibolo della cattedrale locale, tutto in argento e pesante svariate decine di chili).

Poi, con il passare degli anni e il declinare delle (mie) forze ci siamo “fatti furbi”, si fa per dire, e la carrozzina attuale è un modello “leggermente” più lieve (sui 15 chili circa), parimenti robusta e complicata in maniera analoga.
L’assunto di esser furbi va riferito al fatto che abbiamo cambiato macchina e ora abbiamo in dotazione un bel Mercedes Viano a passo normale, acquistato usato, ma come quasi nuovo. Il mezzo era del marito di una veterinaria astigiana che lo utilizzava non per trasportare gli elefanti del circo… ma le sofisticate attrezzature elettroniche della band ove suonava… Al solito, però, esco leggermente dal tema, come sempre mi rimproverava il professore di lettere alle medie…
Ebbene, detto Viano ha una bellissima rampa laterale monobraccio idraulica di primaria marca nazionale – che qui non viene nominata perché non ci ha ancora versato il corrispettivo pattuito per la campagna pubblicitaria 2014 -, costata molti soldi e moltissima fatica per convincere la Mercedes a lasciarcela omologare su un veicolo usato… Queste tedesche… come dice la rediviva Claudia Schiffer in uno spot pubblicitario vista questa notte in TV…

Ecco, tutto questo lunghissimo prologo voleva semplicemente significare che adesso basta schiacciare il pulsante giusto – a portiera laterale del veicolo ben aperta, altrimenti il sollevatore idraulico scardina inesorabilmente la portiera medesima – per far sì che Silvia, la carrozzina e tutti gli accessori prendano posto centralmente a metà della seconda fila di sedili, fila ipotetica perché naturalmente i sedili non ci sono, giacché ai comuni mortali non è lecito sedere a fianco della “Divina Creatura” (Silvia, non Claudia Schiffer).
Tralasciamo ora il sistema di ritenuta della carrozzina nonché di Silvia stessa sul Viano, che sarà oggetto – purtroppo per i Lettori – di un prossimo dettagliato articolo e torniamo alla carrozzina tout court. Di colore rosso (fuoco? camion dei pompieri? tramonto tropicale? ibisco in fiore?… non  ne ricordo l’esatta tonalità), con telaio in lega di titanio-wolframio irrigidita con rare fibre di carbonio, disposte seconde le bisettrici di angoli di 2 parsec ciascuno, dotata di ruote a pressione zero-meno, mutuate pari-pari dai disegni tecnici del carro falcato corazzato pensato da Leonardo per la Battaglia di Anghiari… smontabile in ogni sua parte, operazione, quest’ultima, attuata invariabilmente e involontariamente da chi crede di aiutarci a superare alcune pendenze, malvagiamente poste da un demone burlone sulla nostra retta via ed ecco che il “Buon Samaritano” si ritrova con un bracciolo in mano per afferrare il quale si appoggia con il ginocchio semiflesso al pulsante di espulsione della ruota destra, provocandone il distacco ecc. ecc.

Accessorio indispensabile della carrozzina è naturalmente il poggiatesta, il cui congegno di blocco è inesorabilmente nascosto dallo zaino-portraguardaroba-da-cerimonie-ufficiali, allocato dietro lo schienale. Per sbloccare il poggiatesta stesso bisogna quindi sciogliere alcuni velcri di ritenuta dello zaino (nove o dieci, non ricordo bene), prendere la chiave n. 17 “passo inglese” dell’attrezzo multiuso made in Switzerland (Svizzera tedesca, mi raccomando!), alloggiato in fondo allo zaino stesso, senza spiegazzare l’uniforme di gala da colonnello onorario degli Ussari di Sua Graziosa Maestà la Regina Elisabetta,  scaricare da YouTube il video delle istruzioni e compiere altre semplici operazioni alla portata di ogni “nativo digitale”. Essendo però il sottoscritto nato in un altro secolo, uso la forza bruta di un vecchissimo nonché debolissimo “homo insipiens” qual sono, per forzare manualmente l’aggeggio… che qualche volta gentilmente si sblocca.

E qui finisce il mio racconto, perché due robusti infermieri inviati dalla clinica psichiatrica nella quale Silvia mi ha fatto rinchiudere per via delle mie moleste farneticazioni moleste – anche se non capisco come faccia a pagarmi la retta con il suo miserrimo assegno di “accompagno”… – mi riportano nella stanza insonorizzata e ben imbottita dalla quale sono evaso…

Giorgio Genta

Fonte : Superando.it

“il Genta”

penna

No! non è un nome di un farmaco e tantomeno il nome di un fiume… (però aspetta che verifico su wikipedia…. verificato! …  meno male… non è un fiume! ) nemmeno il nome di una regione (verificato anche questo), ma bensì il (cog)nome di un mito della “Federazione” delle abc regionali e che vorrei farvi conoscere attraverso i suoi scritti.

Per fortuna sua non si chiama Gian (che da una rapida vista sulla rete non è molto stimato,almeno così appare), ma per sfortuna nostra non si chiama nemmeno Ismajli (azz!).

All’anagrafe è registrato come Giorgio e vive in terra ligure.

Conserva un qualcosa di magico che si materializza nel momento che impugna la penna o la tastiera di un computer, computer  a cui è avverso e poco portato (in effetti quando segnala alla sua mailing list un nuovo articolo su Superando, testata su cui scrive , non va mai bene al primo colpo e arriva puntualmente la correzione del link).

Perchè vorrei “ospitarlo” qui?

Perchè possiede,oltre alla magia, un affascinante modo di ironizzare su problematiche a “noi” vicine , facendo scaturire un sorriso (a volte risate!) pur passando un messaggio importante e ,molto spesso, al limite del drammatico.

Vi esorto a leggerlo e naturalmente sarà postato nella sezione “quasi mi viene da ridere”

A brevissimo il primo articolo.

PS: autorizzazioni del “mito” e della Redazione di Superando già concesse.