Archivi categoria: …quasi mi viene da ridere…

Giorgio Genta: Piccolo manuale dell’imperfetto caregiver

Grande Giorgio!

Non possiamo non rilanciare, tratto da superando.it , il suo intervento.

È cosa quanto mai gradita veder tornare sulle nostre pagine Giorgio Genta, dopo un lungo periodo di silenzio (e di malattia), con alcune riflessioni di taglio talora umoristico, ma al tempo stesso assai serie, su un tema attuale come quello del caregiver familiare, ovvero colui o colei (più spesso colei) che si prende cura in modo gratuito, continuativo e quantitativamente significativo, di familiari del tutto non autosufficienti a causa di importanti disabilità. Sulla materia Genta dichiara di essere un autorevole esperto in materia, in virtù dei trent’anni di caregiving finora svolti.

 

Giunto all’età nella quale mangiare, bere, dormire e andare ragionevolmente di corpo – il tutto senza troppe complicazioni e farmaci – rappresenta il massimo del possibile, se qualcuno mi chiedesse, in una sorta di “giudizio universale privato”, cosa ho fatto di buono nella mia vita, potrei salvarmi in corner, dicendo: «Ho fatto il caregiver», confidando a quel punto di essere assolto da ogni umana mancanza.

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Creare Lapbook con MIT App Inventor 2 – tutorial parte 3

Il sarto delle App

Terzo step del nostro tutorial che si propone di suggerire alcune soluzioni per creare Lapbook utilizzando MIT App Inventor 2 (qui per la prima parte, qui per la seconda e qui per tutti i tutorial dedicati a MIT App Inventor 2).

Dicevamo nei post precedenti che, oltre a Lapbook legati ad argomenti e contenuti della didattica e del sapere scolastico, troviamo interessante l’ipotesi di utilizzare tale idea per creare un’App basata su una esperienza quotidiana motivante.

Ciò al fine di aiutare il soggetto (magari  con qualche difficoltà cognitiva) a migliorare il suo orientamento alla realtà, rielaborando nessi temporali, relazionali, spaziali, strumentali.

Eravamo quindi partiti dalla lezione di equitazione e avevamo, nel secondo tutorial, preparato uno screen in cui il bambino poteva giocare a preparare uno zainetto con gli oggetti necessari alla lezione.

In questo post ci concentriamo invece sulla dimensione temporale che permette di collocare l’impegno del bambino all’interno…

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Scratch: tutorial per gestire slideshow…grazie alla webcam!

Il sarto delle App

In questo post si suggerisce una modalità semplice e intuitiva per impartire comandi ad una applicazione utilizzando la capacità della webcam di riconoscere i movimenti.

Già in passato, con quest’altra applicazione, cercavamo strategie per garantire accessibilità a persone con disabilità motoria, con una potenzialità nel movimento del capo ma non sufficiente motricità fine o controllo della pupilla per l’utilizzo di un puntatore oculare.

Ora, anzichè usare smartphone, visori VR e MIT App Inventor 2 useremo il PC e Scratch.

scratch disabilità webcam apprendimento tutorial italiano

Per i pochi, pochissimi, che non conoscono lo strumento, Scratch è un progetto del Lifelong Kindergarten Group del Media Lab, MIT di Boston, è un ambiente di sviluppo gratuito, molto semplice ed intuitivo, basato su blocchi di programmazione (che si usano in modo analogo a quelli, più famigliari ai frequentatori del nostro sito, di MIT App Inventor 2), per realizzare giochi, animazioni, applicazioni didattiche…

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MIT App Inventor 2 e difficoltà motoria: proviamo con i visori VR?

Il sarto delle App

Oltre che costituire un piacevole divertimento, i visori VR possono essere un valido aiuto per limitare alcuni problemi di accessibilità legati alla disabilità motoria.

In particolare il dispositivo può essere utile nel caso, niente affatto raro, in cui le maggiori potenzialità di mobilità riguardino il capo ma non vi sia sufficiente controllo di motricità fine né la possibilità di utilizzare un puntatore oculare.

MIT App Inventor 2 Tutorial Ita Italiano, Disabilità, Virtual RealityIngredienti necessari: un lettore VR per Smartphone (io ne ho utilizzato uno che costa meno di 30 euro), un cellulare Android dotato di sensore di orientamento e, naturalmente, MIT App inventor 2.

L’idea, elementare, è quella di utilizzare i sensori di movimento dello smartphone per ordinare allo stesso di eseguire un comando (nell’esempio in questione, sfogliare una semplice slideshow).

MIT App Inventor 2 (per chi volesse partire dalle basi, ecco il link a tutti i post) consente di gestire diversi sensori di movimento: trovate i…

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MIT App Inventor e Internet of Things: Costruzionismo e interazione con la realtà

Il sarto delle App

Richiamando la teoria costruzionista di Seymour Papert (qui) abbiamo evidenziato come l’idea centrale fosse quella di costruire degli “artefatti cognitivi” programmando oggetti informatici (la famosa tartaruga di Logo, il primo linguaggio di programmazione concepito con logica costruzionista) e favorendo processi metacognitivi.

Costruire un “ambiente” di apprendimento in cui poter agire, intervenire, simulare scenari…cosa avrebbe dato Papert per poter lavorare con l’Internet delle cose, con dispositivi (i più vari) connessi ed interagenti tra di loro?

Detto per inciso, quel genio di Papert proprio da lì era partito, negli anni sessanta, proponendo ai bambini la programmazione di una rudimentale tartaruga-robot, e sempre l’IoT aveva preconizzato con il suo LogoLego: le applicazioni che permettevano di controllare costruzioni Lego tramite il Logo.

Oggi, MIT App Inventor 2 ci fornisce lo strumento ideale per controllare dispositivi e creare applicazioni altamente personalizzabili che colleghino dispositivi quali i tablet e gli smartphone con oggetti e…

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Albert Einstein

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Oggi vorrei solo postarvi un paio di video che non hanno bisogno di commenti ma di cinque minuti del vostro tempo.

Li introduco con una frase famosa di Albert Einstein, appunto…

“Tutti siamo dei geni. Ma se si giudica un pesce dalle sue capacità di arrampicarsi sugli alberi, esso crederà per tutta la vita di essere stupido”.

http://www.francescorivanobu.com

 

 

 

 

La moda che… funziona.

 

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Non potevo scrivere nel titolo ciò di cui vorrei parlarvi oggi perchè avrei suscitato una ola di..” ma anche qui? Nooo ancora… cosa ha a che fare con la cerebrolesione??”  e via di seguito.

Fidatevi, non si tratta di pubblicità o di sponsor ma solamente di esperienza reale.

Allora iniziamo e incrociamo le dita, si perchè ho tutto chiaro in mente ma scriverlo diventa un’altra cosa.

E. soffre di reflussogastroesofageo da una vita, in alcuni periodi dell’anno ne soffre in maniera molto pesante da arrivare nel diventare rigido come l’acciaio o sconfinando in crisi di pianto e passando intere giornate dove la sofferenza non solo la vedi sul suo viso ma la tocchi con mano. In quei giorni tutti noi risentiamo di questo malessere, siamo tutti nervosi, preoccupati  e ci pervade un senso di impotenza davvero mostruoso. Per fortuna, alcuni di noi, non sono pessimisti di natura e cercano le vie più inusuali per poter alleviare la situazione.

Durante tutti questi anni abbiamo provato di tutto: dal chimico al fitoterapico, dall’omeopatia alla cura sperimentale, dalla gastroscopia alla boule dell’acqua calda, dalla neuropsichiatria ( dove c’era una sinergia tra neuropsichiatra, gastroenterologa, dietista e pediatra) alla testardaggine di una madre stufa di sentirsi dire: “ma signora tenga presente la sua patologia…” (mia risposta : sti cazzi!).

Sono sempre alla ricerca di nuove possibilità cercando di informarmi, di leggere finchè… qui viene il bello (tenendo presente del mio motto è “nulla accade per caso”).

Un pomeriggio avendo un po di tempo a mia disposizione accendo il pc e inizio una nuova ricerca sulle possibili cure per il reflussogastroesofageo. Non sto a spiegarvi come ci sono arrivata: primo perchè non mi ricordo i passaggi precisi e poi perchè non ha questa grande importanza.

Per farvela breve: il potere rigenerante dei succhi vivi ovvero l’estrattore.

In quel post l’autrice parlava del potere rigenerante dei succhi vivi facendo un accenno a come era riuscita a guarire dal suo reflussogastroesofageo utilizzando l’estratto di mela carota e zenzero. Ciao!  Fu come accendere una miccia.

Vi dirò… era da tempo che avevo addocchiato l’estrattore (a me piace tutto ciò che è naturale e fa bene alla salute), ma i suoi costi lo relegavano in un angolo data la lista di priorità mooolto lunga e visto i tempi di crisi. Perciò mi limitavo ad usare una vecchia centrifuga, ogni tanto.

Il cambio di rotta fu dovuto alla disperazione nell’affrontare un problema che sembrava essere senza soluzione e non quella di sedersi ad aspettare la fine del periodo di crisi del reflusso.

Così si cambiò la lista delle priorità. (ps: non sto facendo pubblicità, tanto è vero che non metterò la marca del mio estrattore ma, se lo ritenete opportuno, posso postarvi le caratteristiche che dovrebbe avere un buon estrattore).

Dunque passiamo al punto altrimenti la questione si fà chilometrica..

Ho iniziato preparandolgi per tre volte al giorno un estratto con una mela, una carota e un pezzettino di zenzero, ho continuato così per dieci giorni, poi sono passata a darglielo due volte al giorno, fino ad arrivare ad una volta al di.

E. prende comunque quattro estratti al giorno che vario nell’arco della giornata più o meno così:

metà mattina (tipo mela e finocchio);

dopo pranzo (lo beviamo anche noi, con frutta e verdura mista);

tardo pomeriggio (mela, carota e zenzero);

dopo cena (cavolo e pera).

Gli estratti variano a seconda della frutta/verdura che ho in casa, nel mio caso la lista è limitata a ciò che E. può prendere in base alla sua dieta. Se il reflusso è già presente di prima mattina, il primo estratto che preparo è quello di mela, carota e zenzero e così via.

I risultati ottenuto in poco tempo sono ottimi, per adesso. Il reflusso si ripresenta, a volte, ma non ha più niente a che fare con le crisi di prima: niente pianti, la rigidità non è assoluta, ecc..

E. ha ripreso a sorridere spesso, è molto più rilassato e per tutti noi il clima in questo periodo è davvero piacevole.

C’è un’altro vantaggio nel suo caso. E. mangia davvero pochissimo (e lo capisco anche) visto che il cibo dovrebbe rappresentare un piacere. Per lui, fino ad ora, invece era una tortura (come dargli torto) e di conseguenza era difficile assicurargli anche gli elementi essenziali come vitamine, minerali, liquidi e quant’altro. In parte abbiamo risolto anche questo problema, sempre con gli estratti.

In questo post riporto solamente la mia esperienza di mamma. Non voglio assolutamente dare consigli sulla nutrizione o sulla cura di possibili malattie, non è mio compito.

Ho voluto condividere con voi la nostra esperienza per lanciare un messaggio: c ‘è sempre una soluzione, cercatela, non arrendetevi, condividete, confrontatevi anche se quello che va bene a uno non è adatto ad un’alto poco importa… non si sa mai che possa adattarsi, anche in minima parte.

Dopotutto anche una minima parte è meglio dello zero assoluto.

Alla prossima e buona giornata 🙂

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Considerazioni di una mamma……

 

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Ieri è iniziato il campo estivo in oratorio. Ho iscritto i miei due figli più piccoli per mezza giornata su loro richiesta. La mattinata è stata un susseguirsi di agitazione mista a paura sopratutto da parte del più piccolo… comunque alla fine è arrivato il momento di accompagnarli… baci abbracci e viaaaa.

Rimanendo a casa mi sono goduta la pace e il silenzio pensando ogni tanto ai miei due pargoli e alla loro avventura.

Viene il momento di andarli a prendere…arrivo all’oratorio e non vi descrivo il caos di macchine parcheggiate persino sui lampioni pur di essere il più vicino all’entrata dell’oratorio; daltronde si sa che due passi a piedi UCCIDONO.

Entro in oratorio,  aspetto la fine della preghiera e poi…una marea di ragazzini vocianti rompono le righe…che bellooo, che vita!

Mentre cerco di capire dove sono mimetizzati i miei figli saluto qualche mamma.

Alla fine mi vedono e mi raggiungono e finalmente torniamo a casa. In macchina fanno a gara per raccontarmi com’ è andata ma la mia mente resta ferma alla descrizione della merenda : lo so sono fissata!

Non faccio commenti anche perchè avevamo pattuito che il primo giorno potevano prendere quello che volevano rispettando il budget.

Io sono come un motore diesel, elaboro di notte e poi di giorno focalizzo.

 

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Ma benedetta gente spiegatemi perchè a scuola si insegnano scienze alimentari, si istituisce il frutta day e poi alle medie ci sono i distributori automatici, al bar dell’oratorio (sempre aperto) si vende di tutto e di più che non si avvicina minimamente al concetto di sano e naturale??!!

Questa lunga premessa mi serve per introdurre ciò che mi sono prefissata di postare un pò alla volta su questo blog…naturalmente sull’alimentazione pro e contro …

Spesso ripeto ai miei figli (tutti) che si mangia per vivere e non si vive per mangiare…frase pesante vero? Ma fa parte di un’etica che spero di riuscire a spiegarvi.

Vi auguro una buona giornata.

 

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LA SCUOLA DELL’INFANZIA : 3. IL PERIODO DELL’IMPRESSIONITICISMO.

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Le maestre e noi (più la mamma ad onor del vero e mi sento molto colpevole per questa mancanza) avevamo un problemino da risolvere: molti piccoli compagni chiedevano il perché Emanuele non camminasse oppure perché non parlasse.

Hai un bel dire ad un bambino di quattro o di cinque anni:
“…perchè e’ un bambino diversamente abile.”
e il dover poi rispondere al suo:
“cosa vuol dire?”
seguito dal:
“Perché?”
e condito dal suo finale
“Mica ho capito”.

Serviva una strategia che portasse i compagni a bypassare le differenze: la trovarono e funzionò benissimo!
Il piccolo Emanuele passò dal bambino strano al bambino ambito,quasi un Dio o perlomeno bambino molto prossimo all’Olimpo (condizione che il piccolo Emanuele cercò di sfruttare più volte, e non solo a scuola).
Spesso, se non sempre, noi adulti ci arrovelliamo il cervello per poter dare giustificazioni che siano confortanti all’interlocutore.
Se la controparte e’ il mondo bambino si possono assistere a delle parodie al limite dell’umano raziocinio.

Un tris di esempi a seguito per spiegare la diversabilità ad un bambino :

esempio 1 : spiegazione tentata con termini assurdi ed incomprensibili all’adulto (figuriamoci per un’anima pura come quella di un bambino) con riferimenti a tomi medici o di psicologia

esempio 2 : “il Signore l’ha fatto così.” (e poi vuoi che il bambino frequenti il catechismo?)

esempio 3 : “ci sono i bianchi, ci sono i neri e ci sono anche questi bambini sfortunati.” (e non ti dico che reazione!)

La strategia applicata da Paola e Antonella sapeva (e sa) di buono, è semplice, efficace e magari e’ pure scritta nei trattati di pedagogia del mondo intero, ma io non ne conoscevo l’essenza.

“Non sa camminare, ma sa strisciare come un fulmine.”
“Non sa parlare, ma sa leggere.”

Semplicemente un atto positivo ad una domanda che toglie un qualcosa.
Ma non e’ tutto.
Serve una miscellanea che sia il collante tra l’affermazione e la negazione : il crederci.
Se Paola o Antonella si fossero esposte con titubanza o insicurezza al piccolo Sherlock Holmes di turno, quest’ultimo le avrebbe sgamate scoppiando in una risata ( e le risate dei bambini sono proprio sonore oltre che trascinanti).

Lo so caro lettore, anche tu ti sei soffermato all’analisi del periodo più o meno in questo modo:

“Come!? Quattro anni e sapeva leggere?”

Ebbene, a conferma di tutto, e a riprova che la tua titubanza non e’ propria dei bambini, si esplica in questo modo la differenza tra mondo adulto e mondo bambino, con quel dubbio che si instilla nella parte più intima del tuo cervello, del tuo pensare.
Sembra una frase bruttissima e presuntuosa,ma sta di fatto che i bambini non chiedono prove, o al limite ne chiedono solo una (e ripeto una) dimostrazione, mentre l’adulto ne chiede sempre una in più del.. più, una prova di riserva aggiuntiva al fine di calmierare i dubbi e poter credere pur sempre,con sospetto.

Ma torniamo ai bambini,ai compagni di classe e alla scuola intera.
Nel momento in cui si propagò tra i compagni la notizia (credo in termini di nanosecondi) che “l’Ema” sapeva leggere Emanuele passò a piè pari nel periodo definito:

Lo posto settimana prossima eh? Abbi pazienza.

Ciao e spero di sentirmi…riletto. 🙂

 

 

LA SCUOLA DELL’INFANZIA : 2. IL PERIODO NAIF.

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Cosa fosse un PEI non lo sapevo, né lo so perfettamente nemmeno ora.
Sta di fatto che di anacronismi da quando ho conosciuto questa serie di lettere ne ho partoriti molti senza mai dare troppo peso al senso letterale della definizione.

Piano Educativo Individualizzato: suona malissimo! Appare di dover scendere su un campo di battaglia per un personaggio maleducato e poco integrato.

Comunque…

Il piano per Emanuele era semplicissimo : strutturazione della lezione sulle possibilità di interazione del bambino.
Qualcuno potrebbe pensare e dire che succede sempre così, che questo è il PEI… peccato che ci si dimentica di aggiungere (post verifica sul campo) … almeno dovrebbe!

Come si può interagire con un bambino che si muove poco, che non parla, che non cammina, un pochino cecato? Beh!… noi avevamo Antonella e Paola e Vi auguro la stessa fortuna.

Quando Emanuele arrivò alla scuola materna eravamo agli albori della comunicazione e interagiva con il si e con il no utilizzando la direzione dello sguardo verso due cartelli che citavano i due lemmi (poi apriremo, se vi garba, un capitolo a parte su questi fondamenti della scelta).

Aveva dei movimenti residui alle braccia non proprio finissimi, amava ascoltare le fiabe, amava colorare (alla sua maniera) e altrettanto amava le canzoni sugli animali: le lezioni vennero improntate, quindi, sui suoi interessi e sulle sue possibilità, per l’appunto, di interazione.

Fu un periodo molto ‘zoologico’ e divertente: c’era la tartaruga che sfrecciava a testa in giù, la coccinella sul go kart con relative schede, in formato A3, da colorare e fiabe di pettirossi e balene.
Credo che fu anche quello, il periodo, in cui Emanuele elevò a semidio Steve Irwin, per poi passarlo nella sezione dei degni di santificazione nel momento della sua morte avvenuta qualche anno fa, ma fu anche, contestualmente, il periodo della funesta scoperta, per la vita famigliare, della sintonizzazione dei canali televisivi satellitari su: Animal Planet… per ore!

Emanuele più che colorare strisciava i suoi pugnetti sul foglio dopo che un compagno o la maestra li aveva intinti nel colore.
Su sollecitazione dell’insegnante o del compagno, Emanuele, si irrigidiva fino a far scorrere il pugnetto sulla carta: quando la macchia era circoscritta alle sole maniche sapevamo che la facilitazione era della maestra mentre se l’estensione andava fino alle calze sapevamo che l’intervento era di un compagno.
Opere d’arte rallegrarono la nostra casa e mezzi sorrisi, anche perché e’ questo il sorriso di Emanuele (ossia il sorriso della sua parte destra del viso con relativa fossetta di eredità paterna) furono dispensati a go-go.

Fu questo, quindi, il periodo naif di Emanuele in cui i suoi maglioni erano arcobalenizzanti e lui ne era felicissimo.
La mamma?.. Anche! Ma la lavatrice la cambiammo poco dopo.