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LA SCUOLA DELL’INFANZIA : 3. IL PERIODO DELL’IMPRESSIONITICISMO.

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Le maestre e noi (più la mamma ad onor del vero e mi sento molto colpevole per questa mancanza) avevamo un problemino da risolvere: molti piccoli compagni chiedevano il perché Emanuele non camminasse oppure perché non parlasse.

Hai un bel dire ad un bambino di quattro o di cinque anni:
“…perchè e’ un bambino diversamente abile.”
e il dover poi rispondere al suo:
“cosa vuol dire?”
seguito dal:
“Perché?”
e condito dal suo finale
“Mica ho capito”.

Serviva una strategia che portasse i compagni a bypassare le differenze: la trovarono e funzionò benissimo!
Il piccolo Emanuele passò dal bambino strano al bambino ambito,quasi un Dio o perlomeno bambino molto prossimo all’Olimpo (condizione che il piccolo Emanuele cercò di sfruttare più volte, e non solo a scuola).
Spesso, se non sempre, noi adulti ci arrovelliamo il cervello per poter dare giustificazioni che siano confortanti all’interlocutore.
Se la controparte e’ il mondo bambino si possono assistere a delle parodie al limite dell’umano raziocinio.

Un tris di esempi a seguito per spiegare la diversabilità ad un bambino :

esempio 1 : spiegazione tentata con termini assurdi ed incomprensibili all’adulto (figuriamoci per un’anima pura come quella di un bambino) con riferimenti a tomi medici o di psicologia

esempio 2 : “il Signore l’ha fatto così.” (e poi vuoi che il bambino frequenti il catechismo?)

esempio 3 : “ci sono i bianchi, ci sono i neri e ci sono anche questi bambini sfortunati.” (e non ti dico che reazione!)

La strategia applicata da Paola e Antonella sapeva (e sa) di buono, è semplice, efficace e magari e’ pure scritta nei trattati di pedagogia del mondo intero, ma io non ne conoscevo l’essenza.

“Non sa camminare, ma sa strisciare come un fulmine.”
“Non sa parlare, ma sa leggere.”

Semplicemente un atto positivo ad una domanda che toglie un qualcosa.
Ma non e’ tutto.
Serve una miscellanea che sia il collante tra l’affermazione e la negazione : il crederci.
Se Paola o Antonella si fossero esposte con titubanza o insicurezza al piccolo Sherlock Holmes di turno, quest’ultimo le avrebbe sgamate scoppiando in una risata ( e le risate dei bambini sono proprio sonore oltre che trascinanti).

Lo so caro lettore, anche tu ti sei soffermato all’analisi del periodo più o meno in questo modo:

“Come!? Quattro anni e sapeva leggere?”

Ebbene, a conferma di tutto, e a riprova che la tua titubanza non e’ propria dei bambini, si esplica in questo modo la differenza tra mondo adulto e mondo bambino, con quel dubbio che si instilla nella parte più intima del tuo cervello, del tuo pensare.
Sembra una frase bruttissima e presuntuosa,ma sta di fatto che i bambini non chiedono prove, o al limite ne chiedono solo una (e ripeto una) dimostrazione, mentre l’adulto ne chiede sempre una in più del.. più, una prova di riserva aggiuntiva al fine di calmierare i dubbi e poter credere pur sempre,con sospetto.

Ma torniamo ai bambini,ai compagni di classe e alla scuola intera.
Nel momento in cui si propagò tra i compagni la notizia (credo in termini di nanosecondi) che “l’Ema” sapeva leggere Emanuele passò a piè pari nel periodo definito:

Lo posto settimana prossima eh? Abbi pazienza.

Ciao e spero di sentirmi…riletto. 🙂

 

 

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LA SCUOLA DELL’INFANZIA : 2. IL PERIODO NAIF.

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Cosa fosse un PEI non lo sapevo, né lo so perfettamente nemmeno ora.
Sta di fatto che di anacronismi da quando ho conosciuto questa serie di lettere ne ho partoriti molti senza mai dare troppo peso al senso letterale della definizione.

Piano Educativo Individualizzato: suona malissimo! Appare di dover scendere su un campo di battaglia per un personaggio maleducato e poco integrato.

Comunque…

Il piano per Emanuele era semplicissimo : strutturazione della lezione sulle possibilità di interazione del bambino.
Qualcuno potrebbe pensare e dire che succede sempre così, che questo è il PEI… peccato che ci si dimentica di aggiungere (post verifica sul campo) … almeno dovrebbe!

Come si può interagire con un bambino che si muove poco, che non parla, che non cammina, un pochino cecato? Beh!… noi avevamo Antonella e Paola e Vi auguro la stessa fortuna.

Quando Emanuele arrivò alla scuola materna eravamo agli albori della comunicazione e interagiva con il si e con il no utilizzando la direzione dello sguardo verso due cartelli che citavano i due lemmi (poi apriremo, se vi garba, un capitolo a parte su questi fondamenti della scelta).

Aveva dei movimenti residui alle braccia non proprio finissimi, amava ascoltare le fiabe, amava colorare (alla sua maniera) e altrettanto amava le canzoni sugli animali: le lezioni vennero improntate, quindi, sui suoi interessi e sulle sue possibilità, per l’appunto, di interazione.

Fu un periodo molto ‘zoologico’ e divertente: c’era la tartaruga che sfrecciava a testa in giù, la coccinella sul go kart con relative schede, in formato A3, da colorare e fiabe di pettirossi e balene.
Credo che fu anche quello, il periodo, in cui Emanuele elevò a semidio Steve Irwin, per poi passarlo nella sezione dei degni di santificazione nel momento della sua morte avvenuta qualche anno fa, ma fu anche, contestualmente, il periodo della funesta scoperta, per la vita famigliare, della sintonizzazione dei canali televisivi satellitari su: Animal Planet… per ore!

Emanuele più che colorare strisciava i suoi pugnetti sul foglio dopo che un compagno o la maestra li aveva intinti nel colore.
Su sollecitazione dell’insegnante o del compagno, Emanuele, si irrigidiva fino a far scorrere il pugnetto sulla carta: quando la macchia era circoscritta alle sole maniche sapevamo che la facilitazione era della maestra mentre se l’estensione andava fino alle calze sapevamo che l’intervento era di un compagno.
Opere d’arte rallegrarono la nostra casa e mezzi sorrisi, anche perché e’ questo il sorriso di Emanuele (ossia il sorriso della sua parte destra del viso con relativa fossetta di eredità paterna) furono dispensati a go-go.

Fu questo, quindi, il periodo naif di Emanuele in cui i suoi maglioni erano arcobalenizzanti e lui ne era felicissimo.
La mamma?.. Anche! Ma la lavatrice la cambiammo poco dopo.

La scuola dell’infanzia : 1. il primo impasto.

Corso PBLS

 

Parte della vita didattica di nostro figlio si è svolta a stretto contatto con personaggi in abito talare.
 
Scelta?
No!
 
Semplicemente esiste solo questa possibilità nel nostro paese , almeno per quanto riguarda la scuola dell’infanzia.
In quel tempo, Emanuele aveva quattro anni ed era in piena attività riabilitativa, ma mancava qualcosa di vitale e di fondamentale nell’insieme ordinato e scandito della terapia : la socializzazione e l’integrazione con i suoi pari e con relativo resto del mondo.
Emanuele godeva già di una certa notorietà nel contesto del paese, fama alimentata da informazioni (probabilmente) portate dal vento e dai mormorii di alcuni personaggi mai identificati.
 
E’ risaputo,infatti, che nel “paese piccolo” la gente mormora… e molto!… e fu evidente che tali mormorii avessero bussato anche alla porta dell’asilo.
Dopo l’incontro con Suor PJ (grandissima suora, ma nel solo senso dell’energia visto che la sua statura è inversamente proporzionale all’ iperattività di cui ha la dotazione ) si decise che Emanuele avrebbe frequentato le lezioni due giorni la settimana per due ore.
La scelta di una frequenza scolastica così relativamente breve, fu dettata dal fatto che la ranocchietta (Emanuele) non avrebbe retto di più e che, comunque, doveva svolgere anche un poco di terapia.
Il mix vincente di questo periodo bellissimo ?

• una maestra titolare di classe in gambissima ;
• un insegnante di sostegno a cui piace il proprio lavoro ;
• un ambiente a misura di bambino ;
• una fortuna sfacciata.

Fate di conto che negli anni in cui Emanuele frequentò la materna cambiò ben tre insegnanti di sostegno, ma la solfa non variò, ma come mai?
Fu forse stata la presenza costante della maestra Paola nei 3 anni di frequenza?
Oppure lo scambio di informazioni e delle competenze acquisite da Emanuele nell’avvicendamento degli insegnanti di sostegno?
Oppure che Paola, la maestra titolare di classe, e Antonella, Angela e Simone sono nostri carissimi amici (o lo sono divenuti appena conosciuta la ranocchietta) ad avere permesso un così luminoso periodo?
 
Mistero!
 
Crediamo, comunque, che l’Altissimo debba aver dato una bella rimestata all’impasto, forse per farsi perdonare quel poco di svista dell’inizio vita di Emanuele.

e come ogni “buon libro” mai pubblicato… prefazione.

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Narrare una parte di vita che abbraccia un lasso di  tempo così ampio ha bisogno (forse) di una struttura che ricordi lo scorrere delle parole su di un libro. In effetti, la vita, è poi come un libro che possiamo, fortunatamente, decidere di tenerlo chiuso o aperto, di condividerlo o di trattenerne i segreti.

Richieste le autorizzazioni verbali alla pubblicazione dei nomi (solo i nomi) delle artefici di quello che noi amiamo definire miracolo e dopo il loro “vai!” ecco che…

nasce la prefazione.. che ha pure un titolo! nato forse dal progetto Convivio (kapparis e jgeel, le autrici di quella importantissima,basilare e fondamentale parte del progetto soprannominato “dei senza” , apprezzeranno, spero! ,e a cui aggiungo il mio sentito ringraziamento), ma adesso iniziamo.

 

La vita come una torta.

 

Mi piace immaginare la vita come una torta.
Può essere grande oppure piccola, elaborata o semplice, con canditi o solo di morbida pasta o, ancora, esageratamente trasbordante di panna con farcitura di pesantissime creme.
Divedendola potremmo associare ad ogni fetta una parte della vita.
La torta di Emanuele è particolarmente complessa e una Saint Honoré diverrebbe rancida dalla rabbia nel sapere quanti e quali ingredienti, a volte spaventosi, si siano succeduti nell’impasto della vita del nostro ragazzino (confido nella comprensione del lettore per l’utilizzo del lemma “ragazzino”, visto che il mio revisore supremo accusa attacchi di gastrite perforante ogni qualvolta definisca “bambino” Emanuele)
Nella vita di Emanuele la sezione, o qui la fetta, destinata alla scuola ha un bel peso e non ha lasciato particolari retrogusti di lievitazione incompleta, forse solo qualche punta salata (a volte molto salata) condizionata probabilmente dall’eccesso di fiducia dei mastri pasticceri.
Sta di fatto che, presa la fetta nella sua globalità, non è proprio malaccio come boccone, perlomeno fino a quella parte che abbiamo assaggiato fino ad oggi.

La buona scuola : quella promessa, quella temuta e… quella trovata

Buongiorno!

Pensavate di esservi liberati del mio scrivere? … Peccato! Ho fatto una finta!

 

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Sono ancora qui, armato di penna digitale e con una nuova sessione che nascerà in questo sconsiderato, folle (e simpatico) blog.

Verrà creata una nuova sottosezione inserita,come questa presentazione-lancio, nella sezione “quasi mi vien da ridere”  perchè , se non risultasse ancora proprio chiaro, sono convinto che le corde della sensibilità verso la diversabilità possono essere fatte vibrare (anche) con l’ironia e facendo scaturire (ove possibile) un sorriso.

Infatti, per troppo tempo, e tuttora a volte (basta vedere alcuni recenti spot televisivi), si tende a mestificare, drammatizzare la convivenza (sia questa diretta o indiretta) e/o la presenza di un “carrozzato” all’interno di una famiglia.

Certo che la tristezza ogni tanto appare! Ma se combatterla è lecito e sorridere fa bene… dimostrare che una famiglia sa sopravvivere nella normalità… beh! è doveroso!

Da qui, miei cari lettori (tengo a precisare che mi piace immaginare che ve ne siano), ci occuperemo di : scuola. Con una serie di post narreremo la nostra esperienza, nello stile che mi (e ci) contraddistingue, dall’ingresso del piccolo principe alla materna fino ad arrivare all’oggi.

Non faremo nè polemica come non ci arrogheremo il diritto di dire ciò che è giusto, sbagliato o correggibile… questo compito lo lasciamo a Voi, come lasciamo a Voi un pezzo della nostra vita.

A presto.

 

Differenze

differenze

 

“La mia anima mi ha parlato fratello, e mi ha illuminato.

E spesso, anche a te, l’anima parla e ti illumina.

Tu, infatti, sei come me e non c’è differenza tra noi se non questa :

io esprimo ciò che ho dentro di me in parole che ho udito nel mio silenzio,

mentre tu custodisci, tacito, ciò che è dentro di te.

Ma la tua silenziosa custodia ha lo stesso valore del mio tanto parlare.” (cit. Gibram)

 

greca

 

maniNon so se capita anche a voi, ma accade che ci siano attimi in cui scopri (in questo caso grazie ad altri) che alcune parole, frasi o poemi calzino perfettamente su stati d’animo, momenti di vita quotidiana o su modi di pensare comuni che purtroppo si rivelano, a volte, superficiali.

Vivo questa scoperta come l’illuminare  un qualcosa che è sempre stato lì, a guardarmi, a implorarmi di leggerlo, ma soprattutto di farlo leggere! con la speranza della traduzione di certi comportamenti e (l’utopia) della trasmutazione di un “difetto” (o mancanza) in una “risorsa” o una “caratteristica”.

 

Evidente che in queste mirate parole di Gibran si parli di un soggetto reale, di un essere vivente, di un uomo/donna o di un ragazzo/a.

Se dovessi pennellare queste riflessioni su un “uomo”, sicuramente… sarei io, perlomeno sulla parte del “silente” : taciturno, ascoltatore a volte particolarmente stronzetto, ma leale e su cui la mia compagna e i miei cari possono affidare i loro segreti, le loro paure, le loro gioie, i loro dubbi e anche i loro pianti.

D’altro canto la “donna” è sicuramente lei, l’essenza della mia anima, la mia dolcissima tre quarti.. e il suo “tanto parlare” mai mi è stato  “stretto” anzi … tutt’altro.

Se il pennello, poi, si spostasse sul “ragazzo”  potrei ritrovare quelle setole ad imbrattare di colore una parte dei miei figli. Il grande che segue le orme del padre (in questo caso) e il mediano che si ritrova accessoriato (suo malgrado) delle conseguenze della distrazione umana, della incoscienza del fato.

Ed è’ proprio qui che cade la tristezza miscelata alla rabbia.

E’ la tristezza dell’uniformismo del pensiero che persiste in quella parte del mondo accellerata e distratta  in cui, la realtà, è divenuta troppo virtuale esiliando, così, la parte fatta di sguardi profondi.

E’ quella parte di mondo in cui la bellezza della comunicazione si è trasferita su whatsup e la bramosia del leggere un messaggio ha soppiantato il dinamismo dell’insieme … del “vis a vis”.

E’ anche lo stesso mondo dove il “se non parli” (perchè oggettivamente non puoi e non potrai mai farlo) è “il non pensi” o, se ti va bene, è il  “ho dei seri dubbi”.

La rabbia si limita alla mia incapacità di trasmettere quello che mi appartiene, che è limpido nel mio cuore e nella mia anima, che non è offuscato da dubbio o credo  (o non credo) , ma che è così palesemente puro e vero nella sua semplicità di essere, nel suo modo di rapportarsi, nel suo modo di comunicare.

Si dotto Gibran, hai visto oltre, hai visto lontano, hai visto me… e non solo me.

 

 

P.s. messagio in codice : Grazie “Mariuccia”

 

 

 

 

 

Cammellaggio e .. convivio

Comprendo lo sguardo che potrebbe manifestarsi dopo la lettura di questo titolo… avreste dovuto vedere la mia espressione quando me lo propose!

Ma poi mi piacque.. sopratutto dopo che spiegò che era solo un modo diverso per definire il martellamento che subirete nei prossimi giorni sul nostro blog e canali annessi. 

Convivio è il progetto che già da qualche tempo è presente sul blog custodito in una sezione dedicata dove alcune blogger stanno portando la loro esperienza nel magico mondo dei senza (magico si, perché bisogna essere almeno “maghi terzo Dan” per  inventarsi senza perderci in gusto).

Cammellaggio? leggiamola così : peregriniamo lentamente  di oasi in oasi per portarvi una sfida, ma anche delle risposte.

il video : La nostra idea di proporre argomenti delicati e seri non deve toglierci la capacità di saper sorridere, di proporre, in modo alternativo e divertente, un invito al nostro evento (fidatevi, siamo proprio squinternati di nostro 🙂 ).

Il favoloso mondo di Amelie

amelie

Bel film, non credi? Eppoi ha un suono favoloso nel citarlo… * sospiro*
Sicuramente lo preferisco all’albero degli zoccoli!

Nella mia giovinezza quando, appena maturandi, ci si incontrava al bar (e le serate non erano abbagliate dallo sfregamento su un monitor da 5 pollici) si parlava, si discuteva e si cercava di darsi un tono di profonda conoscenza e preparazione citando i film che scorrazzavano nelle sale cinematografiche.
Uno di questi era proprio l’albero degli zoccoli.
Se non lo conoscevi, ma soprattutto apprezzavi, eri tacciato di ignoranza e incapacità introspettiva e di analisi.
Ero un campione…di ignoranza per quei tempi.
Sarà stato che preferivo “animal house” e il seguente “the blues brothers” ?

Comunque sia, quella pellicola, non mi ha mai detto nulla di così… speciale.

Stamani, una piccola regista, mi chiama al telefono e con voce concitata mi urla : “ Papi, guarda…sono disperata! Ho cercato in ogni angolo remoto della casa e non trovo il carica batterie della mia macchina fotografica, aiutami perché potrei diventare isterica! ”

A parte la citazione “angolo remoto” che già mi scompinquava l’ordine metabolico per la padronanza lessicale di una bimba di 10 anni appena compiuti, mi domandavo quale fosse la motivazione di cotanta urgenza.
Non l’ho chiesto (anche perché non mi fu dato atto di rispondere), ma ricevetti poco dopo quel che segue a questo lungo prologo.

Dovete sapere che esiste una associazione di settore chiamata “coldiretti” e la contrattura nascosta nella dizione la dice lunga : coltivatori diretti.
Bene! Da ora si potrebbe istituire un altro tipo di associazione : la col-indiretti.
La dizione “indiretti” nasce perché , per ottenere il risultato, si sono dovute applicare e strutturare strategie di collaborazione e integrazione.
Per nostra fortuna abbiamo un folletto ad idrocarburi (vedi post precedenti) che ha applicato tali strategie e, per questo specifico caso, in aggiunta, ci siamo dotati anche di un abbonamento a vita per le riparazioni degli aspiratori casalinghi (ma questo è un dettaglio).

Ricordate il caschetto per dipingere a cui era stato scotch-ato sulla sommità un pennello?
E il cono per riempire il barattolo di vetro con il sale colorato?
E se al posto del pennello ci mettessimo un imbuto? Ma non imbuto tradizionale che lo trovi ovunque, ma uno piccolo (il giusto piccolo) il cui ritrovamento è stato paragonabile alla ricerca del sacro graal ? che si ottiene?
Questo!

 

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Aggiungiamoci qualche ingrediente :

 

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Tanta pazienza e emozione (qualcuno commozione) :

 

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qualche acrobatico aiuto:

 

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Poi la semina :

 

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Con susseguente hola da stadio e avere questo :

 

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e anche questo (ma fa sempre parte dei dettagli) :

 

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In questo post esageriamo e ci mettiamo pure un link video (anti scettici) :

 

 

Bhè… che dire ..la citazione di Disney è fondamentale : If you can dream it, you can do it.

 

PS : mi rimane il terrore di quando il coltivatore indiretto dovrà innaffiare l’orto, battezzato “l’orto di Emanuele”.. forse meglio che amplifichi la copertura assicurativa di casa, ma anche questo è pur sempre un dettaglio.

 

Ciao

le buone prassi..

danno ottimi risultati. Logico!

 

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Probabilmente qualcuno protrebbe confondere “danno” (verbo) con “danno” (sostantivo), ma in questo caso “danno” è proprio inteso come verbo… e che verbo!

Premessa : ho avuto il piacere , insieme al mio braccio destro (figuratamente nè!… il mio braccio è sempre attaccato alla spalla.. qui mi riferisco ad una persona che è colonna portante della nostra associazione e che,per rispetto alla privacy, debbo mantenerne in riserbo l’identità …ah!…ciao Davide!) di essere accolto in terra sarda un paio di settimane fa presso la sede di abc Sardegna e di conoscere personalmente (prima solo epistolarmente) il cuore pulsante di questa associazione. Proprio in quella sede, insieme ai vertici sardi della associazione x fragile si parlava di : le buone prassi.

Parlare di buone prassi è ,come accennavo ,abbastanza facile. Esiste una logicità talmente banale che sembrerebbe quasi inutile discuterne. Il problema è che questa logicità sembra percepita solo da chi ne parla a livello associativo e ancor più, nel minimalismo, percepita dalle famiglie che vivono il problema ,ma  questo “pensare” (ma soprattutto AGIRE) viene abilmente e diabolicamente deviato da chi dovrebbe legiferare a livello ministeriale.

Che succede quindi? Che abbiamo disparità a livello regionale e non intendo disparità di piccola entità…ma disparità a livello macrospopico… ergo : credo che chi legifera abbia preso il lemma “danno” proprio come se fosse un sostantivo : che tristezza!

ndr : il passaggio da tristezza ad arrabbiatura (il termine più consono è un’altro e molto prossimo ad una ben precisa zona del corpo maschile) da parte delle famiglie che vivono la diversabilità ha un confine molto,ma molto sottile.

..ed è così, che visto la “furba ipoacusia” dei ministeri che occhieggiano verso diminuzioni di pensioni (di invalidità e di accompagnamento)  e aumenti di età pensionabile (volete dire che fu un refuso e l’idea del legislatore fosse inversa? Volete dire che magari, distrattamente, in firma non si accorse di tale refuso?) le associazioni si muovono, ottengono risultati e cercano di far rispettare quel poco che c’è.

Ma esiste un’altro sommerso mondo che si muove e che, pudicamente, schiaffeggia l’incredulità riportando una ventata di ottimismo e di commozione. Non ha avuto bisogno di input particolari e nemmeno di standing ovation di ringraziamenti.. ha agito.

Ha agito pensando che fosse un nulla, pensando che non fosse atto dovuto,ma segno di amicizia.. fermandosi lì.

La verità è che , agli occhi dello scrivente che nulla è, non è stato gesto da poco e tantomeno che il suo significato sia stato banalmente confuso.

Credo che il link del video che proporrò farà sorridere molti,ma confido nell’emozione di altri che sanno cos’è il vivere, il vivere intensamente, che non confondono una canzone con una semplice goliardia, che non confondano il compleanno come una tacca raggiunta nella speranza di apporre la prossima, che conoscano la realtà dell’educazione oltre la soglia di casa e che si chiama senso civile e che si traduce in integrazione in “anch’io esisto”.

Quel che è accaduto in quest’anno scolastico al piccolo principe sa di magico, sa di speranza e oltre alla speranza ha la presunzione di affermare che si, l’integrazione scolastica esiste e parte dal basso. Non parte da istituzioni blasonate e nemmeno da professori altezzosi e increduli.

E’ partita dai compagni di classe che hanno capito e volevano capire, che hanno richiesto le modalità di comunicazione utilizzate, che hanno saputo moderare i toni di voce, che hanno sopportato il caldo per non disturbare un fattore fisiologico. E’ partita da professori umili che hanno creduto, che sono stati capaci di emozionarsi e di ricredersi, che hanno adattato un freddo PEI trasformandolo da semplice programma a lezione di vita.. per i loro alunni, per loro stessi, trasformando questa esperienza in tesoro interiore.

E’ la sinergia costruttiva tra le varie forze in gioco che ha permesso di ottenere un successo in un liceo scientifico delle prealpi varesine.. è stata la caparbietà e la timida sicurezza degli educatori affiancati agli insegnanti curricolari che hanno permesso questo grande passo. Si, un grandissimo passo in avanti.

Nel mare che è, figuratamente, il nostro paese è pur vero che potrebbe apparire poca cosa, ma il mare è costituito da gocce ..e questa goccia pesa quanto un mare.

Perciò, a nome di questa associazione e a nome delle famiglie che vivono la diversabilità gravissima mi onoro di portarvi un grazie ai ragazzi compagni di classe, un grazie ai professori e ai professori di sostegno, un grazie agli educatori.

ed ora il link del video (parte del video…la risoluzione è da cellulare,ma qui importa il significato) :

http://youtu.be/yRI7CDwSRT8

A presto (seguiranno foto)

 

 

 

Quante lune hai?

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Vero!
Non si dovrebbe mai chiedere l’età ad una donna, ma il tempo scorre comunque e le lune si sommano.

A contraddizione del bon ton che sancisce l’educazione del “non chiedere” esiste la norma che se ti scordi del “gentil” compleanno nubi oscure e minacciose potrebbero dapprima affacciarsi timidamente per poi scatenarsi in una scala molto prossima alla tempesta.

Fortunatamente questo non è accaduto e l’augurio è stato dato.

Consiglio : augura il buon compleanno evitando di chiedere “ma quanti?”.. fidati… è meglio!

Si, la mia cara tre quarti ha passato un’altra meta (ricordati il consiglio scritto poco sopra!) ma le lune sembrano essersi dimenticate di ricordarle che si dovrebbe tendere ad invecchiare.. ma  lei no! Energia a palla che la dub-step sembrano canti gregoriani, fisico eccezionale, idee a profusione.

Mi sovviene il dubbio di un probabile accordo extra coniugale tra le lune e la consorte.. si perché A ME i segni che gli anni passano si vedono! Con la tendenza alla scomparsa dei capelli e una controtendenza del mio “passato” bel fisico a “V” verso una più consona parvenza sempre di “V” …ma inversa.

Il fato poi ci ha aggiunto che entrambe le donne della mia famiglia compiano gli anni a un giorno di distanza l’una dall’altra, il che solo in apparenza è un beneficio (facile invertire le date e confondersi ,quindi equivalente a :  disastro!).

Ma passiamo alla scala degli auguri :

I figli grandi si sono limitati ad un sottotono di “auguri mà” non ben percepito dalla destinataria, percezione non avvenuta per la regolazione del volume della voce in uscita dei due ragazzi, ma si sa sono grandi.. e le effusioni sono destinate ad altro target, cosa non proprio digerita dalla mamma. Nel breve hanno rischiato di saltare pranzo e cena.

La principessina, insieme al piccolo Leo hanno compensato la stitichezza amorosa dei grandi sommergendo la mamma di baci, auguri, canti, pifferate, poi di nuovo canti, applauso e realizzazione di crepes insieme alla cuginetta con devastazione totale della cucina, ma si sa sono piccoli e devono fare esperienza. Cucina proibita fino al compimento dell’età maggiorenne.. e qui si diventa maggiorenni tra i 25 o 30 anni.

Poi c’è lui.. il piccolo principe e qui si è scatenata una standing ovation che nemmeno i Beatles potevano ottenere.

Curiosi eh? Occhei.

Sappiamo che l piccolo principe ha poco movimento…ma ha fatto questo :

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siccome poi non era contento si è cimentato in questo :

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ma come avrà fatto?

Dovete sapere che da qualche tempo nella nostra famiglia è apparsa una specie di folletto probabilmente allattata, in tenera età, a benzina che ha delle idee prossime alla genialità. Per il dipingere la modifica al caschetto era stata già collaudata, ma versare del sale colorato in un bicchiere pareva impossibile.
E’ stato realizzato, in modo molto artigianale, questo:

 

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Nel breve nel cono veniva messo il sale colorato scelto dal piccolo principe che poi, abbassando il capo, lo indirizzava verso il contenitore tenuto da Laura (il folletto ad idrocarburi).
Certo!…un minimo di inseguimento del contenitore doveva essere perseguito, ma Laura è stata brava (non ho verificato però le condizioni del luogo del misfatto…).

La genialata è stata applicata anche per il gioco del monopoli inserendo nel cono i dadi… bhè… bella pensata e ottime prospettive di utilizzi alternativi in fase di studio.

Manca qualcosa?
Vuoi sapere,per caso, cosa ho regalato alla mia tre quarti per il compleanno?

Dolcezza e forme di cuori e questo letteralmente.

Biscotti conservati in latta metallica e biscotti a forma di cuore ..entrambe le leccornie ad altissimo contenuto di burro.. praticamente una cosa vietatissima (sob!) nella nostra alimentazione. Ebbene si : abbiamo trasgredito!

Dopotutto …una volta l’anno ci sta anche se….  la velocità di spazzolamento del “peccato dolciario” è stata praticamente inferiore al minuto : manco da accorgersene!

A presto